Five Wheels Drive

Attivi dal 2001, i Five Wheels Drive si formano da membri di Revox e altre band dell'area milanese (tra di loro c'è anche Diego, già recensito su Sodapop con Folkenublo e Stardog): tutti hanno alle spalle un buon numero di esperienze musicali e nei cinque brani di questo demo CD si sente che i ragazzi hanno suonato parecchio. Il genere che propongono è uno stoner rock ben calibrato ed efficace sulla scia dei Kyuss ma anche con riferimenti ai seventies ed al garage. Proprio bravi, pare oltretutto che dal vivo siano potenti come è richiesto al genere che fanno.

Per informazioni e contatti: info@5wd.com, Alberto tel 340/8527622.
Sito web: www.5wd.com.


The H.E.M.O. - No More Time... Escape

Tornano The H.E.M.O., dopo una cassetta di esordio su Crypta Records; la band ha deciso di autoprodursi e di fare un saggio passo indietro, cercando di sviluppare meglio le proprie capacità. I segni di maturazione ci sono tutti, i brani sono meno slabbrati e sfocati che in passato, il tutto tende maggiormente al grunge dei novanta, quello più emozionale, che oggi potremmo contrabbandare per "emo" (alcune cose di Afghan Whigs ad esempio). Le voci sono un pochino troppo impostate per i miei gusti, e non c'è traccia del mitico "blob sonoro" di cui parlano: in sostanza sono un buon gruppo che ha scelto forse la migliore strada fra quelle che aveva davanti ed ora deve cercare di percorrerla con maggiore personalità, il che non vuol dire mescolare così come viene... Giudizio positivo.

Per informazioni e contatti: kemoteam@hotmail.com, Francesco tel 328/1845131.
Sito web: only.at/thehemo.


Suzanne's Silver - Porco Mondo

Quando arriva un demo senza copertina, con i titoli scribacchiati e il foglio di presentazione colmo di strafalcioni lessicali, i casi sono due: o è molto brutto, oppure... Attivi già ormai da sette lunghi anni, i Suzanne's Silver vengono da Siracusa; il loro sound si è sviluppato dapprima sul grunge dei primi novanta (di cui rimane ampia traccia), ma in seguito varie altre influenze (seventies, post rock) si sono mescolate per bene, facendo assumere alle canzoni una buona dose di personalità. La band suona davvero bene, la voce è bella, le chitarre sono azzeccate: la registrazione è molto lo-fi e il tutto rimane in potenza, ma le buone qualità ci sono tutte e si sentono: le coordinate rimangono quelle del miglior indie rock dei novanta, nervoso e ben modulato tra melodia e rumore. Il mondo sarà anche porco come il titolo di questo loro quarto demo, ma se hanno superato molti ostacoli, migliorando fino a questo punto, non vedo perché non potrebbero andare avanti: le possibilità le hanno tutte.

Per informazioni e contatti: Francesco.


Leben - #0

A volte nelle piccole cose sta il fascino che nelle grandi si perde... Il CD dei Leben è minimale, la grafica a quadrettoni è semplice semplice, ma al solito è il contenuto quello che conta: queste quattro piccole canzoni a base di chitarra e armonica sono dolci e struggenti; le melodie degli arpeggi, sostenute da una batteria pigra, portano l'ascoltatore verso una trasognata malinconia, non a caso in un brano si sentono pure delle voci di bimbi che giocano... Tra il post rock e lo slowcore, senza fronzoli, semplicemente Claudio e Paola mettono in campo i sentimenti più dolci e sognanti, e la scelta è vincente... La migliore cosa che possono fare adesso è registrare altro materiale!

Per informazioni e contatti: lebenband@hotmail.com.
Sito web: www.leben.ven.cc.


Plastik Explosion - Freudian Pop For Nostalgic People

Plastik Explosion è il nome dietro cui si nasconde Daniele, che ha registrato in casa le sette canzoni di questo demo CD: il riferimento principale è Syd Barrett, i cui due dischi solisti dopo anni ed anni sono sempre tra i miei preferiti. Anche il nostro pare essere della stessa idea, e la bassa fedeltà, associata alle freakerie dei testi, rigorosamente in inglese, non fa affatto una brutta impressione: titoli come Komintern e Dylan As Dylan Thomas possono darvi una idea, in più se aprite il booklet trovate la "vera" line up della band, con Fidel Castro al basso e Sigmund Freud alla voce... Venti minuti scarsi di nostalgiche canzoni da psicanalista, proprio come il titolo ci insegna.

Per informazioni e contatti: dottoregonzo@libero.it, Daniel tel 328/3326148.


Lefty Lucy - #1

L'esordio dei Lefty Lucy è questo CD di tre tracce in cui si nota su tutto la bella voce di Francesca, che somiglia a quella di Meg dei 99 Posse, con l'unica differenza che qui testi e soprattutto musiche sono molto meglio... Limpida e luminosa la voce, ma anche melanconiche e dolceamare le melodie delle canzoni, lente e sognanti: il tutto è registrato molto bene, compreso il violoncello in Bossa [Vola]. I testi introspettivi mi fanno venire in mente Cristina Donà come altro riferimento, e in generale il genere in cui si muovono i Lefty Lucy si può avvicinare abbastanza a quello della bella Cristina. A breve dovrebbe arrivare un secondo capitolo, per ora godiamoci queste prime tre belle canzoni...

Per informazioni e contatti: leftylucy@katamail.com, tel 0432/573621.


Jerrinez

Un gruppo "troppo"... Troppo veloce per giocare alla Calexico, troppo ironico per essere i nuovi Massimo Volume, troppo distorto per evocare gli spettri della chitarra elefante degli Yo Yo Mundi, troppo educato per richiamare Tom Waits, troppo poco tradizionale per spingere Vinicio Capossela, troppo semplici per jazzeggiare maledettamente, troppo diretti per essere obliqui... Troppo. Tutti questi troppo andrebbero secondo me meglio incanalati, meglio focalizzati. Non mi si voglia prendere per uno a cui i gruppi con troppe influenze non piacciono, Fingertips dei They Might Be Giants è uno dei miei pezzi preferiti... Quindi il mio consiglio è quello di intraprendere una definitiva e chiara strada, anche se non battuta da uno dei loro numi tutelari. Lasciarne indietro alcuni non sarebbe pertanto nè un dramma nè un danno, le scelte stanno alla base della musica prima ancora dei compromessi. Non mi si voglia altresì prendere per uno a cui il disco non è piaciuto. Alcuni spunti sono decisamente interessanti, anche se spesso fuorvianti. Il mio pezzo preferito è lo strumentale che sta in chiusura, non maledetto ma benedetto, dalla pista che unisce i Rocket From The Crypt più lenti a Morricone.

Per informazioni e contatti: jerrinez@libero.it, Bobo tel 347/3824202.


Useless Idea - Paura Mutante
Useless Idea - Anatomia Di Un'Idea

Il recente crollo del muro delle difficoltà nella produzione casalinga di musica elettronica ci sta portando nomi nuovi giornalmente. Questo giovane genovese ne è l'emblema. Il suo peccato più grande è l'essere ancora nella fase di elaborazione di un proprio linguaggio e la diversità di questi suoi due CDR ne è la prova lampante. Il primo, consigliatissimo, è un gioco di tracce al contrario, loop, rumori, voci, echi, field sounds e suoni trovati. O cercati. Richiami che ci portano in composizioni interessantissime quanto innocenti nel loro minimalismo. Il secondo invece è frutto di una elaborazione di materiali sonori direttamente prodotti da lui, quindi ritmiche e suoni elettronici che risentono forse di un'aurea ancora incompiuta. Le atmosfere vagamente EBM darkeggianti di alcune melodie andrebbero secondo me evitate... Il mio consiglio è di provare a sintetizzare questi due lavori insieme. Di provare a giocare con i suoni del primo e ad innestarli sulle basi del secondo. Un tentativo che non può che portare buoni frutti.

Per informazioni e contatti: tecnoise@yahoo.it


Eniac - Sampler 2002

Anche se non so se Eniac apprezzerebbe l'eccessiva attenzione puntata sulla sua controparte umana, mi soffermo un po' sulla figura di Fabio. E' una specie di mito sotterraneo, fanzinaro della prima ora, bloggarolo attento e curioso, dj radiofonico tra i più seguiti a Torino, ascoltatore attento alle più diverse frange dell'hardcore italiano come curioso sperimentatore elettronico. Qui lo troviamo proprio in questa veste. Gioca con le macchine. Fondamentalmente crea ritmiche. O meglio aritmie... Mi spiego: a differenza della corrente crucca più attenta alla composizione della parte melodica, e quindi dal tocco più schiettamente pop, nel lavoro di Eniac ritroviamo una attenzione più focalizzata sugli intrecci delle batterie. Una scelta di campo più rischiosa che porta il gioco sul filo del ripetitivo. Il lavoro è quasi tutto incentrato sulle minime variazioni ai pattern ritmici. Agli schemi di apertura e chiusura dei vari layer di ritmi. E la eccessiva monotonia di alcune trovate finisce per appesantire alcune delle composizioni. Diciamo che mi piacerebbe sentire su queste basi qualche trucco melodico per riportare i brani alla struttura più riconoscibile della canzone. Questi pezzi, così come sono, riescono più consoni in una sonorizzazione di ambienti o di immagini che in un CD da ascolto. Questa forse è la pecca maggiore di un lavoro di gusto, nella scelta dei suoni, e di intelligenza, nella sovrapposizione delle parti, che è da considerarsi, per il resto, pienamente riuscito.

Per informazioni e contatti: fabio.eniac@tiscali.it