Acre - 4 Tracks Demo
Proposta interessante quella degli Acre da Roma, dalle nobili origini, essendo Fabio ed Antonio ex membri dei Megastore di Vinicio Amici: influenze indie e noise rock unite a sonorità elettronico-industriali; il che significa, nella pratica, strumentazione rock + computer e sintetizzatore, per quattro pezzi esclusivamente strumentali che risultano essere alla fin fine un bel po' stancanti (un disco intero, a dir la verità, non so se lo reggerei), ma soddisferanno certamente chi è capace di lasciarsi trasportare lungo percorsi non comuni e ricchi di incognite. Il pezzo migliore mi è sembrato il Dubbone di ben sette minuti, in cui ci sono ritmo ed atmosfera. Più quieta e 'ambientale', ma non meno inquietante, e capace comunque di cambiare improvvisamente ritmo, la successiva BOX 71. 2802, invece, dotata di una terribile voce 'robotica', non mi ha detto un granchè, nonostante le belle ritmiche vorticose; meglio certi passaggi nella mutevole Segundo, che riescono ad essere addirittura emozionanti. In questo miscuglio - ottimamente suonato - di rock moderno, nervoso (leggi Shellac) ed elettronica, il rischio è soltanto che la noia, sempre in agguato, possa prevalere sull'interesse dell'improvvisazione. Però c'è qualcosa di attraente in queste composizioni "contrarie al dolce", oscure, cupe, tenebrose, fredde, bieche, che elimina tale pericolo dopo un solo ascolto. Anzi, più che qualcosa. I pezzi sembrano ambientati in un futuro immaginario, ultratecnologico, in tutta onestà forse inquietante e pauroso più che affascinante. Ed ogni cosa è ben curata nei minimi particolari, artwork compreso. Per informazioni e contatti: contact@acre.it, Fabio tel 349/7161502 oppure Ermanno 333/2535062. Adam7 - Arterioscream
Questo trio di Novara, dal curioso nome (un algoritmo, se ho ben letto il glossario informatico...), ringrazia nelle note Bush, Marlene Kuntz, Afterhours, Kurt Cobain; nulla di cui stupirsi. Il loro suono, debitore principalmente ai Placebo e ai Nirvana del periodo Bleach, è divino: freddo, preciso, pulito; un basso pulsante, una chitarra tagliente, una batteria esagitata ed una voce perfetta (benchè la pronuncia inglese sia ulteriormente migliorabile), spesso effettata. L'iniziale Guff è trascinante, specie quando restano sole la linea di basso e la voce a lamentarsi ("I love you") ed infine ad urlare "I am not in this world"; le seguenti After Seven Shots e Feelings Of Guilt sono invece fin troppo debitrici alle band prima citate; carina è pure Divine Is Well, ma meglio ancora Semen, che descrive una tipica situazione di disagio giovanil-familiare ("I'm sleeping under your screams... Mom is mad"). Il CD termina con uno strumentale elettrico inquietante, che non fa che confermare le impressioni positive per un gruppo che ha ben capito come unire rumore e melodia, risultando accattivante ed in più punti davvero coinvolgente. In linea di massima i testi sono adeguati, ma ancora troppo semplici, spesso costruiti appositamente per non avere un senso, all'apparenza addirittura quasi del tutto casuali; da evitare anche le citazioni involontarie, talora patetiche (cose come "nevermind", "stay away"...). Per informazioni e contatti: Stefano, tel 349/4522434 oppure Cesare, tel 329/7467932. Libidomeccanica
Il CD-rom dei padovani Libidomeccanica (...che nome!) è molto vario, cosicchè appare incerta e confusa la loro proposta musicale, benchè si possa riassumere come pop-rock con ampio utilizzo di elettronica. Dei dieci contenuti, i brani che preferisco sono l'iniziale Popkiller-80, che con schitarrate grunge, una buona dose di energia ed ottime melodie, si muove tra Afterhours e C.C.C.P./C.S.I. (forse però i campioni inseriti sono troppi e fastidiosi); e l'incredibile Serpe. Carina l'ironia (spero) di Solo Mia ("dimmi con chi vai/ti dirò chi sei"..."si vive, sai/tutto passa, dài"), benchè il pezzo sia un po' noioso; meglio senz'altro l'elettro-pop di La Ricetta Del Terrore, in stile inglese, dal bel ritornello. Tristissima (pure troppo) e ricca di teatralità Nella Pancia Del Buio ("ti accendo e mi spengo/nella pancia del buio... Fremiti madidi e colorati..."), che risulta alla fine eccessivamente pretenziosa; simili perplessità mi suscita Vanità, sospesa tra riferimenti lontanucci come Bluvertigo e C.C.C.P. ("c'è vanità nell'equità/c'è utilità nella vanità"), seppure in fondo piuttosto carina; in Acari si passa da un tratto quasi parlato che sembra Patty Pravo ad un ritornello in simil-Timoria ("cacofonico e stonato/è l'equilibrio quando non ci sei/scoppia terso e colorato/l'erotismo tra di noi") che mi convince proprio poco. Per informazioni e contatti: libidomeccanica@katamail.com, Pierfrancesco tel 328/3089044 oppure Alessandro 349/5124286. MOdididiRE - Eldorado**
Giovane trio veronese, i MOdididiRE sono al loro secondo CD. Artwork artigianale coloratissimo per un pop-rock all'italiana del quale non riesco a capire le reali intenzioni: indie? Pop? Boh. Sicuramente la voce non è adatta: ancora troppo immatura, tipica del periodo adolescente; non è certo una colpa, ci mancherebbe, ma è un dato di fatto. Quanto al resto, le idee non mancano, ma l'esecuzione lascia delusi. Ci sono numerosi passaggi di un certo interesse (il giro di chitarra di Fondamentalmente; l'orientaleggiante, stordente Resto Fermo; alcune cose che ricordano spartani abbozzi di gioventù sonica), ma che non vedono mai una completa e soddisfacente realizzazione in un brano che sia al cento per cento convincente. Sono notevoli, ad esempio, le chitarre sullo sfondo in Motorvision, ma con un testo come quello che vi si ascolta sopra... Che dire poi del "tributo a Mimì" (Clementi) denominato Quentin, certo carino, ma che non è altro che una copia stentata del modello? Preferisco senz'altro le morbide atmosfere bucoliche de La Domenica Nel Villaggio. Per informazioni e contatti: info@pepperkorn.com, Davide tel 348/9326478 oppure Claudio 348/6003787. Pekisch - Aurora
Salta subito all'occhio l'artwork (opera di Sara Campanozzi), e all'...orecchio l'alta qualità della registrazione del CD dei milanesi Pekisch, che potremmo presentare come i Bush italiani, o forse meglio come un incrocio tra la band di Gavin Rossdale ed i nostri Marlene Kuntz. Quest'ultimo nome salta fuori dalla lista delle influenze citate dal gruppo (tutte quelle classiche del rock-alternativo-ormai-cresciutello-e-praticamente-mainstream italiano, dagli Afterhours agli Scisma), ma anche, chiaramente, da certi passaggi (la godibile Crocevia) e dai testi; per fare un esempio, basterebbe il brano iniziale, ben riuscito, dall'accattivante suono grunge: "ti piacerà la soluzione più semplice/per rispettare il vuoto che si ha?" (Lontano Da Ieri). Riuscite pure la canzone che da' il titolo al demo, e la conclusiva, Agnelliana Oro Bianco, sensuale ed allusiva, dalla quasi-rima inquietante "non volevo mica/leccarti la...fretta/che hai"... Se possibile, presterei maggiore attenzione a certe liriche, che non devono essere per forza strane, elaborate od auliche, o peggio nonsense ("precipitarmi addosso/assorbirti vivido"...ouff!); ma a parte questo, secondo me la band - già autrice di un demo nel 2001, ed inserita l'anno dopo nelle compilazioni Soniche Avventure Volume VIII (Fridge/Self) e Rock & Contaminazioni (Sana/Audioglobe) - è pronta per il CD d'esordio. Per informazioni e contatti: pekisch@pekisch.it, tel 347/0440819 oppure 329/9823440. Valéry Larbaud - ...Da Dove Vuoi
Classico rock melodico cantato in italiano è quello che propongono questi cinque cremonesi in quello che dovrebbe essere il loro secondo demoCD, che segue a diverse partecipazioni a svariati concorsi. Il gruppo - il cui nome è quello di uno sfortunato autore francese (nonchè critico e traduttore, fra l'altro, di opere di Conrad, Whitman e Joyce) - si propone la creazione di "racconti cantati" coinvolgenti, nei quali la narrazione venga sostenuta da "un impasto fra la rabbiosa malinconia del grunge e la poesia della canzone d’autore" (dal sito Rete Civica di Cremona). Il lavoro contiene tre lunghi pezzi piuttosto menosetti, per la verità, in cui le sferzate delle chitarre - alternate o sommate al piano o alle tastiere - non bastano ad evitare la noia e le similitudini con i soliti Stadio o Pooh (ma quando finirò di avvertire certi riferimenti?!). In Manichini c'è la critica ad una società che non si accorge di dove stia sprofondando a causa del consumismo esasperato, che rende ognuno di noi un manichino, un mezzo pubblicitario per un marchio; il brano appare piuttosto riuscito, ma eccessivamente lungo. Fanno poi sorridere - almeno su disco - certi stratagemmi quali la caduta 'mimata' vocalmente ne Il Fondo ("io...cadoooo!"), così come la sua parte di testo in francese (ma qualcosa è spiegato dalla descrizione delle esibizioni canore di Diego come di simil-"performances teatrali"); e anche l'affermazione conclusiva "chi è già sul fondo più non cade" non è esattamente il massimo della genialità (oltre che del conforto). In Togliermi Da Te - il brano che preferisco - la tastiera romanticheggiante si unisce e stride ancora con le vigorose schitarrate, ma un'anima tendente al dark potrebbe sicuramente apprezzare ("tu mi vuoi togliere da te... Cadi e vai in frantumi"). Per informazioni e contatti: valerylarbaud@yahoo.it, tel 339/3273017 oppure 339/1219539. Vestfalia - Crevice
Artwork eccellente per questo CD di sei brani dei Vestfalia, dalla provincia di Padova: colori cupi come le atmosfere del grunge rock cantato in inglese da Eleonora (che a me - scusate tanto - ricorda alternativamente Elisa e Alanis Morissette, o addirittura Cindy Lauper quando si fa più acuta), con sfoghi psichedelici, momenti oscuri ed intenzioni misticheggianti. Sulla qualità dei musicisti, pure molto giovani, non si discute; d'altronde la band, attiva sin dal '97, ha già alle spalle altri due demoCD ed ha accumulato una certa esperienza. Nel complesso si tratta senza dubbio di un'ottima prova, ma va detto che i pezzi sono troppo simili fra loro e non se ne riescono ad individuare facilmente le singole caratteristiche (ad ogni modo il brano migliore mi pare la title-track); in tutto questo complica un po' le cose la voce femminile, azzeccata ma talvolta troppo uniforme. Nel tempo di qualche ascolto, comunque, questi problemi sembrano venir meno ed il lavoro si lascia apprezzare naturalmente per il suo suono corposo, ricco di vigore e melodia. Il primo riferimento che ho avvertito sono gli Hammerbox, band minore del Seattle-sound; ma il lavoro pesante e graffiante delle chitarre e certe atmosfere quasi magiche fanno pensare a degli Alice In Chains o a dei Nudeswirl con una cantante donna, ed è una piacevole, sorprendente sensazione; stupirebbe ancor di più, però, ritrovare passaggi che ricordano chiaramente i Tool (ad es. in No More Questions), se non si trattasse di un'influenza dichiarata. Per informazioni e contatti: vestfalia@hotmail.com, Eleonora tel 349/0713873. Frost - Demo 2002
How i wrote frost man... Postpunkeggiando a destra e a manca, citerellando il mood anni '80 di certi Fall ripuliti, leggasi Elastica... di certi Wire semplificati... i Frost di Perugia si inseriscono nel campo del pop sbilenco italiano con una indolenza non da poco. Come anche sono da sottolineare certe tendenze Brit, certe Devoluzioni e certe sonorità a bassa fedeltà, le scelte sonore che riguardano la voce sono quanto meno dubbie... La nota stridente sono alcune ritmiche della batteria pericolosamente affini al bigbeat, già così demodè... Se tentassero la carta più smaccatamente devastata e meno poppettara sarebbero una delle migliori cose ascoltate di recente in Italia. Sono assai curioso di vederli dal vivo. Sul finire del quinto pezzo incomincio ad intravedere una luce forse più chiara, una influenza riassuntiva che chiarifica molte delle scelte più sbieche: i Frost sono una specie di Beta Band senza freni di produzione. Bravi. Per informazioni e contatti: frost@hotmail.com |