Deconstruction Tour 2001 - Milano, 02/06/01

L'hc melodico (con le dovute eccezioni) non è mai stato il mio più grande amore, ma siccome quest'anno il Deconstruction prevedeva anche una manciata di bands più che interessanti, decido di partire per il Palavobis. Non c'ero mai stato ed effettivamente come posto per un concerto grosso non è affatto male, visto che ha una buona acustica ed è abbastanza spazioso. Prima dell'ingresso dobbiamo passare in un vero e proprio corridoio fatto di bancarelle che vendono merchandising non ufficiale, e già lì avrei dovuto rendermi conto di che tipo di avvenimento si trattava. Una volta dentro, resto a bocca aperta: sembra il raduno mondiale del pre-adolescente con la maglietta strappata, la braga larga e la cresta fatta la mattina di nascosto dalla mamma che sta in cucina. Ma io sono lì per vedermi il concerto, per fare un po' di foto e non per il pubblico, quindi via con la cronaca: ho sentito solo metà concerto dei Beatsteaks, che sebbene non abbia mai seguito tantissimo, non mi sono sembrati tanto male, anzi. Inoltre pare che il disco sia carino. Dopo il loro set salgono sul palco i Persiana Jones, che sinceramente ho visto fin troppe volte (qui a Genova vengono una settimana sì e l'altra pure) per poterli apprezzare. Probabilmente avessi avuto dieci anni di meno mi sarebbero piaciuti. Ma vedere le ragazzine che ballavano è stato comunque una bella esperienza. Seguono gli Snuff, e me li vado a vedere da dietro il palco, ma vengo subito cacciato perché "non avevo il pass giusto". Gli inglesi sono stati ottimi, come l'ultima volta che li ho visti un paio di anni fa, precisi e pulitissimi. Una macchina ben oliata (come direbbe qualcuno), per intenderci. Dopo di loro tocca ai Catch 22, ma siccome lo ska-core mi fa abbastanza schifo (sebbene loro siano una spanna sopra i Persiana Jones), me ne vado a fare due chiacchere (sfruttando un'intervista concessa ad un ragazzo di qualche 'zine) con Beau Beau, the "Avail Best Dancer", uno dei miei miti di sempre, oltre che una persona piacevolissima (per la cronaca, si è presentato nel backstage con una scatola addosso alla quale aveva fatto due buchi per le braccia ed uno per la testa). Vengo così a sapere che adora gli Explosion (pure io) e Perry Como (era triste per la sua recente scomparsa), sapevo già del suo amore per Woodie Guthrie e per i Lynyrd Skynyrd, ma quando ha detto che gli sarebbe piaciuto suonare nei Minor Threat, nei Born Against e negli RKL, stavo per mettermi a piangere. Me ne torno di là a fare un giretto e capitano sul palco i Bouncing Souls, che se su disco sono ascoltabili, dal vivo sono molto mediocri. Li avrei bypassati volentieri. Non basta saltare e avere due tatuaggi per suonare punk. Giunge il momento tanto atteso degli Avail, e siccome sono lì per loro, un po' perché nel backstage il clima era diventato invivibile, un po' perché da fuori si vedeva meglio, vado da sotto il palco a godermi lo spettacolo. Una mezz'oretta di macello, Beau salta di qua è di la, si lancia sul pubblico, il resto della band fa il suo lavoro onestissimamente. Mi erano forse piaciuti di più la volta scorsa a El Paso, ma è tutto un altro discorso: locale più piccolo, pubblico migliore, feeling maggiore, no security ecc… Insomma, non è colpa loro se sono su Fat Wreck (…oppure si?). I BoySetsFire me li vedo anche se neanche sei mesi fa me li ero beccati qui a Genova. Continuo a preferirli su disco (After The Eulogy, sebbene "ignorantissimo" è veramente buono), anche se comunque sono molto spettacolari ed hanno un gran feeling con il pubblico. Viene il turno dei Sick Of It All: resto a bocca aperta sin dalla prima nota. Devastanti. Quaranta minuti di salti sul palco, sudore e violenza che non mi aspettavo, per un gruppo sulla via del declino (a parte i primi dischi, che ascolto sempre con piacere, ormai non riescono a dirmi più di tanto…). Sicuramente una delle migliori band live che ho visto. Peccato non essere riuscito a fare neanche una foto. Colpa di una maledettissima organizzazione che probabilmente non si rendeva conto di essere ad un concerto punk, dove nessuno (a parte gli headliners Pennywise) è una rockstar. Io gli Avail li ho sempre visti dal palco, ho pure mangiato con loro, fra un po' me li portavo a casa a dormire, lì c'era pure un energumeno con l'auricolare per impedire l'accesso ai camerini. Una vergogna.
Per ultimi hanno suonato i Pennywise, ho sentito un paio di pezzi solo per curiosità, prima di andarmene, anche se non mi aspettavo niente. Infatti si sono dimostrati ancora peggio che su disco, banali cloni dei Bad Religion, veloci e tecnici, ma senza un minimo di sentimento. Avail, Snuff, SOIA, BoySetsFire sono sicuramente un'altra cosa. E infatti hanno meno successo…
Tutto sommato una giornata divertente, ho visto dei bei concerti, ho conosciuto della gente simpatica, unica nota negativa (a parte il pubblico, ma "cresceranno"…), la già citata organizzazione: sei tipi di pass per limitare il giro di persone nel backstage, come se a suonare ci fosse stato, chessò, Michael Jackson. Chi organizza questi tour deve rendersi conto che quelli che suonano (a parte i Pennywise) sono gente che hanno fatto una gavetta di anni, che fino a ieri suonavano in locali davanti a trenta persone su un palco di due metri quadrati, e non hanno certo bisogno (nè voglia, come mi diceva Beau) di essere tutelati da delle stupide guardie del corpo con l'auricolare. Nessuno di noi nel backstage era un "groupie" che cercava di strappare una ciocca di capelli al chitarrista di turno. Sono a dir poco scandalizzato.
Per la cronaca: su un pipe si sono alternati due skaters (di cui non ricordo il nome) e due BMX-ers veramente in gamba. Spero almeno che le loro foto siano venute.
Vedremo l'anno prossimo cosa ci proporranno…

aggiungi il tuo parere