Bjork: per danzare nell'oscurità

Bjork è ormai artista a tutto campo: nel meraviglioso Dancer In The Dark del regista danese Lars Von Trier (già autore di Le Onde Del Destino ed Idioti) la popstar islandese recita, canta e balla e sembra fare tutto con estrema naturalezza ed incantevole bravura. Già aveva provato un'esperienza simile per il video di It's Oh So Quiet, ma qui non si tratta solo di saltare ed urlare a squarciagola per cinque minuti; queste sono due ore di superba e appassionata recitazione, che le sono infatti valse il premio come miglior attrice, che si va ad aggiungere a quello per il miglior film, entrambi ottenuti al Festival di Cannes. Riconoscimenti ampiamente meritati: si tratta di un capolavoro unico, tanto affascinante quanto complesso nella struttura e nelle tematiche affrontate. La definizione più azzeccata è quella del regista stesso: una "tragedia musicale", ma si può altresì parlare di un musical tragico, lacerante, di un melodramma, di una tragedia che si fa musical o viceversa. Le emozioni all'interno sono quasi tutte al negativo, non c'è speranza nè felicità (se non nella musica, nel sogno, nell'irrealtà), ma sono tutte così vere, così umane, così sentite, così perfettamente espresse dal viso di Bjork o dalla macchina da presa traballante, che non si può non esserne rapiti. Dancer In The Dark, "scritto, pensato e girato solo per commuovere" (parole del regista), è un film sul dolore, sull'ingiustizia, sul sacrificio, sull'amore, che indaga ancora una volta sui sentimenti e sulla personalità femminile, in particolare. Un film apertamente antiamericano, una dura condanna della pena di morte, e che pertanto non si limita a commuovere ma scuote le coscienze, fa pensare e infine inorridire di fronte ad una realtà tanto cruda, disumana e sconvolgente.
Von Trier racconta la tragica storia di Selma, giovane ragazza madre, operaia emigrata negli USA dalla Cecoslovacchia, che lavora ore ed ore per riuscire ad accumulare i soldi necessari ad effettuare un intervento al figlio che potrà salvargli la vista. La causa di ciò è una malattia ereditaria che ha già reso Selma quasi totalmente cieca. In una vita povera e fatta sostanzialmente di stenti e di rinunce (anche all'amore, per cui non c'è tempo...essendo esso tutto indirizzato verso il figlio), l'unica evasione è il sogno ad occhi aperti, la fantasia, in cui la vita di Selma diventa un musical che le permette di danzare seppure nell'oscurità (della sua vita, della sua vista). Altre sfortune purtroppo la perseguitano, e per salvare la vi(s)ta al bambino, Selma si trova costretta a togliere la vita ad un'altra persona, il vicino di casa poliziotto, che le ha rubato il denaro da lei risparmiato. Da qui il processo, senza storia (grazie anche all'avvocato d'ufficio, notoriamente inutile), e la condanna alla massima pena. Si potrebbe riflettere anche sul fatto che la giustizia non è affatto uguale per tutti, dal momento che i ricchi si possono permettere avvocati più noti, esperti e capaci, ma la questione è così ovvia che personalmente mi viene la nausea ad andare avanti; mi limito a gettare il classico, minuscolo sassolino nello stagno, e a sperare. So che non servirà: viviamo in un mondo governato dal denaro e dall'ipocrisia, e non posso che essere pessimista, come già fu il profetico Pasolini. Ma alla fine una flebile speranza c'è, anche in questo film, nonostante il drammatico epilogo. Selma muore impiccata, il suo magico canto spezzato per sempre da un cappio che non rende giustizia a nessuno. Ma al suo piccolo resteranno i soldi per l'operazione, gli stessi che avrebbero consentito di pagare un miglior avvocato per Selma. La camera di Von Trier si alza al di sopra del corpo esanime della giovane donna ed infine si spegne, come nei musical, che Selma amava vedere solo fino alla penultima canzone, giusto poco prima che si concludessero, per fare in modo che continuassero per sempre... Qui invece la fine è inevitabile. Il sogno giunge al termine, resta la dura, sconcertante realtà.
Qualcuno ha parlato di un film esageratamente drammatico, strappalacrime, volutamente eccessivo ed irrealistico; ma, a parte il fatto che non sono poche le storie realmente allucinanti che si verrebbero a conoscere in una breve visita al "braccio della morte", non si può certo ridurre quest'opera a livello di film struggente e palloso sui buoni sentimenti, che non ci sarebbe affatto andato a genio.
Per quanto riguarda invece l'interpretazione di Bjork, i critici sono stati effettivamente discordi e si è pure tirata in ballo la sua presunta antipatia... Credo che il risultato finale sia quello che conta, e Bjork ha saputo calarsi alla perfezione nei panni di questa donna vittima del fato e fuori dalla cosiddetta 'normalità', così sinceramente e disperatamente 'vera' che fa venire i brividi.
L'esperienza cinematografica, comunque, sembra esserle risultata traumatica; ha infatti a lungo litigato col regista durante le riprese, e ha dichiarato che tornerà alla sua prima passione, la musica. Senz'altro a questo si riferiva Catherine Deneuve, brava co-protagonista, quando ha dichiarato: "Non esistono film senza pianti e difficoltà, soprattutto quando sono di spessore". Un modo per difendere Bjork, ma anche il film, che - nonostante la qualità, o forse proprio per questo (perdonate il solito elitarismo, ma qui ci vuole) - ha incontrato difficoltà anche una volta uscito nelle sale: in Inghilterra la casa di distribuzione è arrivata ad offrire il rimborso del biglietto a chi usciva a metà film, ma la situazione non è mutata; non troppo meglio è andata da noi, ma da un paese in cui il pubblico premia lo sforzo artistico di quella 'faccia di Picasso' di Ceccherini non ci si poteva aspettare molto di più.

Bjork - Selmasongs (One Little Indian, 2000)
Per continuare a farci danzare con Selma, Bjork ha preparato questo disco, in verità piuttosto breve (sette brani, una trentina di minuti), in cui sono contenute le canzoni preparate per Dancer In The Dark. Purtroppo si è inevitabilmente perduta la componente "corale" del musical, mancano i numerosi interventi vocali degli altri protagonisti, insomma, i pezzi non sono esattamente quelli ascoltati nel film ma bensì gli originali, prima che fossero adattati; di conseguenza, il suono non appare mai così "pieno" ed intenso, nonostante si respiri dappertutto una enorme tristezza, a tratti perfino inquietante. Queste sono dunque le canzoni di Bjork, e le uniche apparizioni esterne sono quelle di Catherine Deneuve in Cvalda e di Thom Yorke dei Radiohead ("l'uomo-ovunque" di questi anni) nella meravigliosa e straziante I've Seen It All, sicuramente la più riuscita sia su disco sia nella pellicola. Notevole è pure l'incipit epico (tipo 2001 - Odissea Nello Spazio, per capirci) dell'Overture, che introduce nel film, ripreso poi come base nella conclusiva New World. E' assolutamente impossibile ascoltare questi brani separandoli dalle immagini viste: i rumori della fabbrica e il cantato onomatopeico in Cvalda, lo sferragliare del treno in I've Seen It All... Ma il disco dovrebbe piacere anche a chi non avesse ammirato l'opera filmica, sebbene voci amiche affermino che manca qualcosa, forse proprio un accompagnamento di immagini... Di sicuro manca, ovviamente, lo stentato singhiozzare di Selma nella cella; ma anche - lacuna imperdonabile - il suo canto di libertà, privo di musica, quando già si trovava col cappio al collo in attesa della morte (e che infatti si concludeva all'improvviso, segnando il culmine tragico dell'opera). Selmasongs è comunque un lavoro vario ed estremamente particolare (cosa che non stupirà di certo i fans della nostra multiforme eroina), forse più bello se si è visto il film, di cui aiuta a mantenere vivo il ricordo, ma in ogni caso davvero interessante.
Musica da favola, da sogno (non è un modo di dire), senza tempo. Senz'altro consigliato, anche se va considerato il problematico rapporto durata/prezzo; se volete, fate finta che si tratti di un EP, come ho fatto io per dare il voto...

Scusa, ma mi permetto di dissentire totalmente dalla tua opinione
su Dancer in the Dark: personalmente l'ho trovato un film irritante, tanto
per il modo in cui è girato (la macchina a mano fa venire il mal di mare)
quanto per la storia che racconta (dopo un quarto d'ora si capisce già che
accadrà tutto il peggio, e in effetti non ci saranno sorprese fino alla fine del
film). E' tutto talmente forzato che, personalmente, non ho provato alcun
coinvolgimento con la vicenda della povera Bjork. Anzi, aggiungerei pure
che le scene cantate e ballate non fanno altro che aumentare l'incredibilità
del tutto (si capisce che è fantasia, che sono mooolto scollate dalla trama)
e diminuire la tensione.
Insomma, l'interpretazione di Bjork è senz'altro notevole (io personalmente
la apprezzo parecchio, in assoluto), ma il film proprio proprio non mi è piaciuto.
 
Saluti
 
Luca Fusari

Questo film è un argomento che mi sta molto a cuore, sia l'opinione di Lorenzo che quella di Luca si discostano dalla mia. Io trovo il film volutamente irritante sia per la tecnica con cui è stato girato che per le modalità in cui la storia è raccontata: la mano di Lars Von Trier e la sua personalità sadica sono chiaramente visibili. Il regista però è riuscito a mantenere alto l'interesse del pubblico proprio portando al limite questi elementi, ed è su questo che si basa il mio plauso: durante lo svolgimento del film, mi sembrava quasi di percepire il suo strisciante sadismo mentre manipolava il registro e il ritmo del film, esemplare è il rallentamento della storia nei minuti finali; Von Trier si è preso gioco di chi è caduto nella trappola del melodramma (come Lorenzo) oppure ha sbeffeggiato chi ha deluso nel forzare la mano (come Luca). In ogni caso il film è stato visto, discusso, apprezzato e denigrato, comunque vissuto da una moltitudine di persone, e questo è il fine del regista, in senso lato Hitchcockiano nel suo condurre lo spettatore attraverso i registri narrativi.
Concordo pienamente con il giudizio su Bjork, davvero superlativa: anche lei ha avuto a che fare (come tutti noi che abbiamo visto il film) con la personalità eccentrica di Von Trier, con continui litigi e scene girate innumerevoli volte, magari il tutto fatto appositamente per innervosire l'attrice, in modo da dare alla recitazione un surplus di tensione...

..io non mi sono sentito sbeffeggiato: annoiato,
punto e basta (e l'unico sadismo che ho sentito è stato
il mio nell'impedirmi di non lasciare la sala).
 
Saluti
 
Luca
Credo che si tratti di uno dei film più belli che abbia mai visto
e avrei da commentare moltissimo. Non lo farò ma invito tutti
coloro a cui non è piaciuto a riflettere se non altro sul fatto
che comunque è un film di valore per il semplice fatto che può
non piacere e non come la maggior parte dei film che sono
talmente insulsi da non suscitare nemmeno un'emozione e
che ci lasciano sempre con quel sapore indefinito che varia
da "un pò noioso" a "molto carino". Credo per altro che la forza
del film sia nel fatto che come tutte le grandi opere non si possa
solo vedere: si può solo vivere. 10 e lode

Alessio

Bjork è fantastica in tutto quello che fa.
ca

Io concordo pienamente con ciò che ha detto Alessio. Raramente trovo
film che mi prendano così tanto, che mi facciano entrare tanto nella
vicenda da provare le stesse emozioni del protagonista. La colonna
sonora è null'altro che un capolavoro, Bjork è un genio e anche Lars
von Trier. La disperazione, l'angoscia... a mio parere, questo è uno
di quei film che ti rimangono dentro.
Merenwen

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