Cursive - The Ugly Organ (Saddle Creek, 2003)

I Cursive, dopo una manciata di album e di EP, si sono confermati una delle realtà più "di culto" della scena indie-emo americana; lentamente, in silenzio, ma ormai è un dato di fatto: i fan sono tanti e meritati. Lo scorso Domestica mi piacque da subito ma dopo un po' cominciò ad annoiarmi: molto meglio il successivo Burst And Bloom EP. Chi aveva avuto modo di ascoltare The Ugly Organ (scaricandolo dalla rete) me ne aveva parlato come il capolavoro della band di Tim Kasher e Ted Stevens (quest'ultimo già con Lullaby For The Woking Class), quindi devo ammettere di essermi avvicinato a questo disco un po' prevenuto. Infatti i primi ascolti mi lasciarono abbastanza perplesso: ok, bei pezzi, bei suoni, ma poco o niente che rimanesse in testa fino in fondo. Avevo anche pensato di regalarlo, dopo averlo recensito, ad una giovine donzella che prometteva sconcerie varie piuttosto che averlo prima di tutti gli altri (ci teneva veramente tanto). Dopo qualche giorno di ascolti saltuari, però, il disco è cresciuto, e tanto: la non-immediatezza dei pezzi si è rivelata un pregio a tutti gli effetti ed ora mi trovo tra le mani quello che già da ora mi sento di dire sarà una delle uscite "di genere" più importanti dell'anno appena cominciato. Some Red Handed Sleight Of Hand (la loro The Queen Is Dead?) apre le danze del concept-album (sul sesso, pare, ma volutamente non è molto chiaro) e così volano leggeri pezzi come Art Is Hard o la meravigliosa The Recluse, che annovera la presenza di una voce femminile e di un violoncello, che tra l'altro appare molto spesso nel disco, creando un suggestivo effetto con le chitarre distorte, amalgamandosi o contrastandosi con queste senza appesantire minimamente il sound. Una cura particolare (come consuetudine per Tim Kasher) ai testi: uno stile di scrittura molto personale, inconfondibile, direi. Non li ho paragonati a nessuna band perché, specialmente in questo disco, non assomigliano a nessuno in particolare, e in un genere come il loro, non è poco.

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