Calexico - Hot Rail (City Slang, 2000)

I Calexico di Joey Burns e John Convertino (entrambi ex Giant Sand) attingono ai suoni della tradizione roots, nel caso specifico quella di frontiera, tra Arizona e Messico, per capirci.
In questo disco l'atmosfera di confine, credeteci, si respira a pieni polmoni: come loro pochi altri gruppi (penso ai Lambchop per fare un esempio) sanno rinvigorire e reinterpretare tali radici musicali.
Hot Rail è un album fuori dal tempo e di grande effetto; la sua ricercatezza si deve, oltre che alla presenza di ben otto additional musicians, soprattutto al pathos che le loro sonorità sanno trasmettere: a volte sembra che usino le lacrime al posto delle note.
I sussurri ipnotici e flebili delle strumentali Untitled II e Untitled III evocano fantasmi di poveri sventurati, mentre Sonic Wind si avvicina ai territori post rock, così come Mid Town, talmente rarefatta da volare sopra un tappeto di percussioni prima di stramazzare al suolo a colpi di frusta.
I brani, apparentemente indolenti come due cow-boy prima di sfidarsi ad un duello o come serpenti a sonagli che si muovono tra la sabbia alla ricerca della loro prossima preda, nascondono una tensione palpabile (El Picador).
Continuando l'ascolto si può rimanere anche tramortiti dal tango di Muleta, da ballare col magone che ti si ferma in gola, e dalla grande Service And Repair (la mia canzone del mese, insieme a Trojan Curfew di S. Malkmus) con quella pedal steel da brividi aggiunta alla voce di Burns, ideale punto di incontro tra la poesia di Lou Reed e la bizzarria dell'ex leader dei (mai troppo compianti) Pavement.
Al cabaret delle primizie aggiungete pure la Callahaniana Drenched e Ballad Of Cable Hogue che potrebbe far parte del repertorio di Nick Cave o di Leonard Cohen se solo fossero vissuti da queste parti; in Tres Avisos, poi, i Calexico sono come dei Gipsy Kings sotto codeina, intimati dal fucile di El Mariachi a continuare a suonare senza sosta.
L' unico neo dell'opera è la jazzata e autoindulgente Fade, per il resto Hot Rail è un disco straordinariamente evocativo, sebbene a tratti possa sembrare tautologico e pecioso... Stavo per dimenticare un altro valido motivo per l'acquisto: allegato all'album, nell'edizione europea, c'è un altro CD audio (con il singolo Crystal Frontier, anche in versione acustica) e video (con il videoclip di Ballad Of Cable Hogue): paghi uno, prendi tre quindi.
Tequila per tutti, dal tramonto all'alba prego!

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