Cabaret Voltaire - The Original Sound Of Sheffield '78/'82. Best Of (Mute/Grey Area, 2002)

Nella ricerca dei padri dell'elettroclash, giunge a proposito questa raccolta degli episodi migliori del gruppo inglese. In particolare viene preso in considerazione il primo periodo, quello più ostico e meno virato al technopop, fatto di sonorità sintetiche e sinistre, voci filtrate e oscuri giri di basso.
La scelta dei brani comprende anche episodi rari, come la coppia iniziale Do The Mussolini (Headkick) e The Set Up proveniente dal primo singolo della band, oppure Baader Meinhof, originariamente inclusa nel Factory Sample (1978), prima uscita della mitica etichetta mancuniana, in cui stavano anche pezzi di Joy Division, Durutti Column e John Dowie & Royal Family. Il pezzo, dedicato ai componenti dell'omonimo gruppo terroristico tedesco, è il più claustrofobico del disco: voci filtrate supportate da stridori industriali. Forse il fatto di aver disseminato i propri pezzi con questi rumorismi ha fatto includere i Cabaret Voltaire tra i padri della musica industriale, seppure in compagnia con gli altrettanto fondamentali Throbbing Gristle e Clock DVA. Sta di fatto che è comunque difficile scegliere i pezzi migliori del CD, gli ingredienti sono quelli già descritti, ma il risultato è sempre ottimo oltreché estremamente attuale se non profetico: Obsession anticipa i Matmos di quindici anni, Wait & Shuffle è semplicemente drum'n'bass, ma l'anno d'uscita è il 1982!
Penso che siano credenziali di tutto rispetto per un gruppo che solo per il nome doveva essere all'avanguardia. Come i dadaisti del Cabaret Voltaire di Zurigo, i nostri hanno giocato e mescolato i suoni, sono stati irriverenti molestando trame postpunk con rumori, effetti e voci filtrate. Il loro era un atteggiamento equidistante tra arte e punk: di quest'ultimo riprendevano l'estetica distruttiva e beffarda, dell'arte riprendevano la necessità di rappresentare i mutamenti sociali e la reazione alla situazione di disagio che permeava l'Inghilterra dell'epoca. Senza contare l'ambiente di Sheffield che Richard H.Kirk, leader del gruppo, definisce nelle note di copertina "una morente città del nord". E continuando, alla domanda di cosa vedesse nella propria musica Kirk risponde: "resistenza alla mediocrità e alla norma". Più dadaista di così…


Carlo Maramotti

aggiungi il tuo parere