Built To Spill - Ancient Melodies Of The Future (Warner Bros, 2001)

Doug Martsch (ex-Halo Benders) è un grande. Se la chitarra dei Dinosaur Jr era un lamento, la sua va oltre: diventa a prazzi trascendentale, va fuori controllo, assume vita propria. Dopo aver custodito gelosamente il fantastico Keep It Like A Secret per più di due anni, finalmente ho per le mani il seguito. Partenza abrasiva di Strange su un timido tappeto elettronico dove cigolano e rimbalzano chitarre; la seconda track, The Host, è un piccolo capolavoro di ampio respiro, mentre In Your Mind è un pezzo alienante con una conclusione dissonante e distorta: come se Doug non riuscisse più a contenere i fremiti noise del suo strumento ruggente quanto trascinante, fruibile quanto complesso. E soprattutto rabbiosamente malinconico. L'esempio lampante è Don't Try, con un riffone disperato e sofferto come non ne sentivamo da tempo. Fantastica. I tempi rallentano quasi fino allo spasimo in Alarmed, tenuta insieme da una flebile tastierina che, non riuscendo a reggere per tutto il brano, si sfalda rilasciando in finale sconclusionati gemiti. Torna più che mai il ronzio delle chitarre a molla nella sostenuta Fly Around My Pretty Little, mentre Happiness è un pezzo degno dei Creedence. E scusate se è poco. La conclusiva The Weather è la canzone che i R.E.M. non riescono più a scrivere, ma si sa, Doug nei suoi albums si congeda sempre nel migliore dei modi.
Sicuramente l'ultimo Modest Mouse era più ambizioso, ma io continuo a preferire i Built To Spill e la voce inconfondibile di Martsch. Tra i migliori dischi dell'anno.

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