Geoff Dyer: Brixton Bop

"Sta a sentire, adesso ti spiego in che cosa consiste il mio impegno politico. Non mangio mai da McDonald's, non gioco mai ai videogame, non ho mai guardato cinque minuti di soap opera o di un'altra di quelle merde che passano in televisione. Cerco di non ascoltare musica pop, non mi sintonizzo mai su Radio One e non leggo gli inserti culturali della domenica. Non compro merci sudafricane, non ho una macchina e di solito non spendo un soldo per le puttanate che riempiono i negozi. Non mi interessa avere un lavoro come si deve e non me ne frega niente se se non mi potrò mai comprare una casa: quando la gente parla di mercato immobiliare cerco di non sentire. Non conosco banchieri né persone che lavorano nella pubblicità; sono andato nella city una sola volta in vita mia. (…) E adesso veniamo alle cose davvero importanti: passo un sacco di tempo a dipingere e a pensare all'arte. In altre parole tengo gli occhi ben aperti. Non leggo libri di merda e non vado a vedere film di merda. Faccio più sport che posso e ascolto Coltrane, Sonny Rollins, Lester Bowie, Beethoven e Sostakovic. In altre parole cerco di non ridurmi alla sordità. Ti è chiaro il quadro? Sono impegnato in alcune delle più cruciali battaglie politiche del nostro tempo, io".
Il manifesto programmatico di Steranko vale da solo la lettura di Brixton Bop, non fosse altro perché giusto due righe più avanti è lui stesso a sottolinearne la credibilità: "Ne sparo di cazzate, alle volte".
Inizio anni '80: sullo sfondo le tensioni del ghetto loser di Brixton, noto quartiere south London che diede i natali a Joe Strummer & Co; in primo piano le vicende di un gruppo di giovani amici che sciabattano tra sussidi di disoccupazione e improbabili lavori saltuari ("il vero problema è l'occupazione, non la disoccupazione"). Nel suo romanzo d'esordio Geoff Dyer compie un vero capolavoro: rendere assolutamente imperdibili trecento pagine fatte di una trama che non c'è. Brixton Bop, pubblicato in patria nel 1989, ma giunto da noi molto più tardi, è davvero un "album d'istantanee", come ammette il protagonista della storia; una serie di inquadrature su un mondo ormai alla deriva, su scenari suburbani costellati di risse, tensioni sociali, speranze nemmeno più invocate, un mondo al limite della vivibilità.
Un mondo che paradossalmente, guardato con gli occhi di un io narrante mai svelato, diventa il migliore dei mondi possibili; un mondo di colori e profumi tenui e vivissimi allo stesso tempo, di aerei che passano rumorosi sopra i tetti dei palazzi dove i nostri vivono, e sopra i quali si rifugiano a bere birra, discutere di letteratura ed ascoltare musica. Tra puntuali the di metà pomeriggio, ritrovi nei pubs o fughe sull'oceano la musica è un altro elemento chiave: le citazioni sono quelle di Coltrane, Charlie Parker, i virtuosi del jazz e della classica, ma ognuno potrebbe ascoltarci in sottofondo ciò che più invoca l'istantanea in cui viene proiettato (riflussi personali di inizio millennio: Karate, Piano Magic, Hood, Arab Strap, Madrid…). Un mondo di cui restano stampate negli occhi le descrizioni minimali, scarne, eppure caleidoscopiche: in cui riflessione e profondità traspirano senza mai varcare la soglia dell'allusione. In cui il vestito dell'intrigante Foomie ("blu, con minuscole goccie bianche come tante stelline in un cielo buio"), una sera d'estate diversa dalle altre, si fissa nella memoria più di tutte le sudate vicende del ghetto loser di Brixton.
Il tutto grazie ad una scrittura sensibile e leggera, ad un tratto ironico seppure irrimediabilmente partecipe, ad un approccio che trascina le inquadrature sempre verso sfumature pastello. E ad un finale che lascia il segno, con due scene a tinte fortemente simboliche: il rosso dell'ultimo flashback e "l'azzurro vuoto del cielo, il colore dei ricordi".
Anna di Lucca, l'amica che mi ha fornito materialmente libro e che ringrazio pubblicamente del prestito, aveva ragione: Brixton Bop è un titolo da non perdere.

Francesco

Un gran bel libro !!!!
Gino

Te l'avevo detto France!!!
Anna

da non dimenticare...
m.

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