Low - Things We Lost In The Fire (Tugboat, 2001)
Month Of Birthdays - Lost In The Translation (Subjugation, 2000)
Niblick Enbane - Go Away (TKO/Goodfellas, 2001)
Peccato che stia venendo l'estate. Peccato che stanno finendo le giornate di freddo e di pioggia. Quella pioggia fine che con dolcezza è capace di portare via la malinconia e la depressione. Quella pioggia che aiuterebbe a creare l'atmosfera giusta per ascoltare il nuovo disco del trio di Duluth. In cabina di regia Steve Albini (vorrei proprio sapere cosa pensa dei Low…) e alla tromba, come nel mini precedente, Bob Weston. Melodia e lentezza sono gli ingredienti di questo disco, come l'abbandono e l'angoscia di Whitetail e la splendida Dinosaur Act, in cui lo spazio di tempo che va dai 3'13'' alla fine del brano sono secondo me uno dei momenti più alti e suggestivi della storia della musica moderna. Le chitarre sono meno arpeggiate che in passato, i due coniugi mormoni duettano armoniosamente dall'inizio alla fine, la batteria di Zak scandisce sofficemente i ritmi slowcore con semplicità e precisione. Ottima la qualità di tutte le canzoni, suggestive come solo loro e pochi altri sanno fare, tenebrosi e semplici, malinconici e "veri". Come vera è la tristezza.
Conoscevo già i Month Of Birthdays in quanto il loro primo CD These Things We Do Are Not Good For The Self era stato uno degli acquisti più riusciti dalla ormai defunta Blu Bus. Questo secondo disco è ancora migliore. Immaginatevi dei Fugazi più tranquilli con un pizzico di Blonde Redhead e uno di Joan Of Arc a condire il tutto. Con una voce femminile di rara dolcezza. Ottimo. Ma non è finita. Questo disco andrebbe comprato solo per l'artwork. Il titolo, del CD e dei pezzi, è scritto interamente in braille su un digipack verde tenue. Tutto è fragile e delicato, come potevano essre gli ultimi Junction di un po' di anni fa, prodotto benissimo e suonato altrettanto bene. Bei testi. Da avere.
Niblick Enbane sono stati una delle bands più importanti dell'oi americano degli anni '80 (dopo gli immensi Stars & Stripes), e dopo tanto tempo giungono al secondo disco. Che a dire il vero non è poi così male, e piacerà sicuramente ai (troppi) amanti del genere. Ora, vale il solito discorso: anche se la band non è così pessima (come la copertina farebbe presagire), perché ci si ostina a farne uscire i dischi? OK, saranno onesti e simpatici, ma l'oi è morto e sepolto da oltre dieci anni e da una vita non più un disco decente. Ciccioni alcolizzati con i capelli rasati, anfibi e i tatuaggi a fare i cori su stupide melodie da gruppo da liceo. Questo è quello che resta degli skinheads all'alba del 2000. Specialmente in Italia: non siamo in Inghilterra e ci sono degli ottimi dentisti, andare in giro con i denti marci non può che fare schifo... Bocciati, soprattutto per quello che sono e non tanto per quello che suonano. Andatevi a cercare i già citati Stars & Stripes di Choke degli Slapshot, o i nostri Nabat, che in fondo a livello mondiale sono stati tra i più grandi. O al massimo i Colonna Infame Skinhead, che se non altro sono straight edge e hanno dei bei testi. Ma basta foto con le birre in mano!!!!!!

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The Weakerthans - Left And Leaving (Bad Taste, 2000)
AA.VV. - Ten Years Old (B-Core, 1999)
Left And Leaving è il secondo album dei canadesi Weakerthans, side-band di Joseph P. dei Propagandhi, tra l'altro usciti di recente pure loro con un nuovo CD. Le atmosfere rispetto al gruppo madre e al debutto si sono ulteriormente ammorbidite e sono diventate, a parte una minoranza di pezzi leggermente più tirati, senza esagerare, delle vere e proprie ballate country. Il tutto caratterizzato da testi unici nel genere e da una voce melodica ed allo stesso tempo fragilissima. E' bello vedere che il punk si sta evolvendo anche verso direzioni non proprio incazzate, ma più meditative e romantiche. Emo, country o punk, questo è un gran disco, dal primo all'ultimo pezzo. La title track è qualcosa di commovente. Sempre della serie: cassettine per fidanzatine, che ultimamente sta diventando un po' il mio metro di paragone per definire un gruppo. Se solo avessi una fidanzatina a cui registrare queste canzoni, che mi emozionano e commuovono tanto...ma questo non c'entra niente con Sodapop, quindi tralasciamo. Chi ha sentito il disco ne è rimasto innamorato dal primo ascolto. Piacerà veramente a tutti, non solo a chi si nutre di Offspring o NOFX, anzi...
Grafiche di Jason Farrell (il "meccanico" di tutte le uscite Dischord da un po' di anni a questa parte, nonché chitarra degli immensi Bluetip) per questo primo sampler della B-Core di Barcellona, che annovera tra le sue produzioni pure uscite di June Of '44 o Letter E. Tredici pezzi per altrettante bands, la maggior parte di provenienza statunitense, con denominatore comune il post-hc in tutte le sue forme. Da quello melodico degli Aina (spagnoli, molto Jawbreaker) ai No More Lies (un po' screamo alla Drive Like Jehu), ai più melodici Shanty R.D., all'HC tra vecchia e nuova scuola degli X-Milk, agli Slang (veramente una rivelazione, molto molto Jawbox, ma più emo), ai A Room With A View (melodici e tanto Deep Elmeggianti...), al post-rock sognante di Cobolt, Nantucket e Letter E, fino all'ottimo power violence di All Ill, tra i migliori del genere. Il dischetto riesce magnificamente nel suo intento, cioè quello di dare un'idea generale delle uscite della label, anche se, come tutti i sampler, mi lascia l'amaro in bocca perché vorrei avere tutto. Da tenere d'occhio, anche perché sono delle persone simpaticissime che si danno tanto da fare per mettere fuori della gran bella roba. I miei complimenti. E tutte le copertine sono favolose.

The Caribbean - Verse By Verse (Endearing, 2001)
Twigs - Epicure (Endearing, 2001)
Novillero - The Brindleford Follies (Endearing, 2001)
Si formano nel '99 dalle ceneri di importanti bands di Washington (Townies e nientepopodimeno che Smart Went Crazy, dai quali tra l'altro escono fuori i grandiosi Faraquet su Dischord) e dopo poco tempo esordiscono con un omonimo EP che riscuote grande successo fra gli ascoltatori di tutto il mondo. Adesso Matthew vive in Kentucky, Tony in Maryland mentre Michael è rimasto nella capitale, quindi per provare e registrare si devono sparare ore di aereo, macchina o treno. Ma questa lontananza non può che giovare all'ispirazione, visto che le undici tracce del loro bedroom pop sono piccoli capolavori di bellezza, sempre in sospeso tra un addormentato Bacharach e dei pensierosi Smiths. E si sente anche un po' di art-rock, alla Wire, tanto per dare un'idea...
Intanto consiglio l'acquisto e di fare un salto sul loro sito: http://www.littlevoice.com/thecaribbean, dove si possono scaricare Mp3 e informazioni sulla band. Figata...
I Twigs sono una band per metà inglese e per metà norvegese, con base in Bergen (famosa per il suo fiordo) in Norvegia. Suonano un "noisy, trashy pop" con voce femminile, un po' banalotto, ma indubbiamente di facile ascolto e ben suonato. Le influenze si sentono eccome: Pixies, Lush, Faith Healers, Superchunk e chi più ne ha, più ne metta, sempre restando in ambito indiepop. Oltremanica devono essere già abbastanza famosi, visto che pare che alcuni anni fa un loro pezzo fu incluso in una compilation della rivista Totally Wired. Inoltre radio da tutto il mondo continuano a suonare i loro pezzi (almeno, così sostengono le liner notes dell'etichetta, ma credo che sia possibile, visto l'accessibilità e l'orecchiabilità del prodotto). Magari non sarà uno di quei dischi di cui ci ricorderemo per i prossimi dieci anni, ma mi sono ritrovato ad ascoltarlo nei miei (pochissimi) momenti spensierati.
Appena ho messo su il CD e ho cominciato ad ascoltare il primo pezzo, sono stato cinque minuti a cercare di farmi venire in mente chi potesse essere il cantante (o meglio, uno dei sei cantanti) di questi Novillero. Alla fine ci sono riuscito: è Rod dei grandissimi Duotang, passati a Genova ben due volte. Registrato nello studio personale dei Weakerthans (e qui i conti tornano...), questo debutto rimane una delle cose più fresche e frizzanti, come la Coca Cola, recentemente sentite. Come ho già detto sei cantanti, ciascuno mette la voce nel pezzo che scrive, per dare un'ulteriore eterogeneità al progetto, sempre sospeso tra mod alla Jam e loungey-psycho-pop alla Stereolab, suonato con attitudine low-fi e per favore basta sigle anglofone per definire i generi. Questi canadesi stanno continuando a stupirmi. La Endearing non deve smettere di fare uscire certi gioiellini.

Mirsie - Aliens In A Bra (Freakshow, 2000)
I Mirsie fanno parte di quella scena italiana che sta crescendo in questi anni nel segno del rock 'n roll: gli alfieri della Gammapop Julie's Haircut e Cut, One Dimensional Man e tanti altri. I principali nomi di riferimento sono chiaramente i Rolling Stones, gli Stooges ed il garage in genere, il tutto filtrato in un'ottica anni novanta alla Jon Spencer Blues Explosion. Le dieci canzoni di questo disco scorrono una dopo l'altra abbastanza piacevolmente, senza però lasciare particolari impressioni: si tratta di rock suonato con l'anima, intendiamoci, ma il genere non è proprio di primo pelo... Spiccano su tutte Magic Fire con un suono di chitarra così saturo da imitare il suono di una sirena, la anomala The Space, che a metà disco rallenta improvvisamente per spostarsi su terreni più psichedelici, con forti influenze californiane, e la sognante My Naked Cousin seguita dalla immancabile ghost track.

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