Brad - Welcome To Discovery Park (Redline/Wagram, 2003)
Ritornano i Brad, side-project di Shawn Smith (Satchel, Pigeonhed) e Stone Gossard (Pearl Jam), ormai giunti alla terza prova. Sono molto attaccato al loro primissimo lavoro Shame (Epic, 1993), un disco minuscolo ed umile, ma schietto, grezzo, sincero, originale nel suo mix soul-funk-rock, e con alcune perle memorabili (Buttercup e Screen su tutte). Qui la situazione è parecchio cambiata: c'è più produzione, più pulizia, più impostazione, meno sincerità, meno passione, più 'canzoni normali' con effetto easy-listening; si potrebbe senza dubbio definire un disco elegante e di gran classe, ma fatico a lasciarmi prendere da un lavoro che trovo troppo spesso fiacco e stancante. Questo non significa però che - su ben quindici pezzi - manchino belle composizioni, anzi: Shinin' è già un classico, così come Never Let Each Other Down ("Words can be weapons, my friend/you never know until the end"); e pure meritano la poppissima Couch T-Bone, la dolcissima If You Could Make It Good, il falsetto e la languida atmosfera di Arrakis. Meno convincenti le inattese banalità raccontate nell'iniziale Brothers And Sisters ("brothers and sisters can we now find a way... To save the world for a children to play... There is a new story that we know needs to be written") o in Shinin' ("Living free is the way to be/living free is our destiny"), l'ultraromantica Sheepish e le lunghe, mielose cavalcate chitarristiche di Yes, You Are, che qualcuno sarebbe pronto a definire "pezzo da scopata" (giusto per farvi capire...). Il pianoforte in parecchi pezzi gioca un ruolo di primaria importanza e scuote qualcosa dentro, molto più delle chitarrone gracchianti, che vanno sempre a parare su un rocking classico (Revolution, It Ain't Easy); anche per questo, continuo a pensare che Smith - qui come non mai novello John Lennon - potrebbe benissimo (e forse farebbe meglio) fare da sè...perdendo però il mediatico valore del socio.
Welcome To Discovery Park è un disco gradevole che vuole ancora suscitare emozioni, ma stavolta risulta meno profondo e spontaneo, perchè fin troppo pretenzioso. Non nascondo una contenuta delusione.
     
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