Michael Moore - Bowling A Columbine (Usa, 2002)
Aria paciosa, stazza enorme, cappellino da baseball sempre addosso: Michael Moore non sembra proprio un rompiscatole, eppure è stato inserito, insieme a Sean Penn ed altri, nel mazzo di carte contenente i nemici degli Stati Uniti sulla falsariga di quello che elencava i gerarchi e militari iracheni distribuito presso le truppe Usa. Una trovata di cattivo gusto per etichettare di anti-patriottismo chi semplicemente se ne vuole stare fuori dal coro per denunciare le storture di una società che sembra, ora più che mai, in preda al panico dopo la tragedia dell'11 settembre.
Moore ha realizzato questo documentario quasi per caso, colpito dal dramma di due ragazzi che nel 1999 hanno ucciso dodici studenti e un'insegnante a Littleton (Colorado). Il titolo si riferisce al fatto che i due studenti, prima di compiere la strage alla Columbine High School hanno passato il loro tempo giocando a bowling con degli amici. Neanche a dirlo, Bowling A Columbine si è trasformato in un durissimo, irriverente e caustico atto di accusa contro la vendita senza controllo delle armi in America; un commercio che ogni anno provoca circa 11.000 vittime, un rapporto di 100 ad 1 se confrontato con altri Paesi democratici dove vige un più severo controllo in tal senso. Il problema è di attualità pure in Italia. Recenti sono i fatti di cronaca concernenti gioiellieri che stufi di continue rapine si armano per poi essere i primi a rimetterci le penne o giovani Rambo che possiedono arsenali in casa pronti per essere usati contro la moglie o i vicini (alla faccia di qualche nostro Ministro che poco tempo fa ipotizzava una liberalizzazione delle armi, per poi fare dietro front davanti a certe notizie). In America, come sappiamo, il diritto di avere una pistola è protetto e garantito dal II Emendamento. Quasi fosse il diritto alla libera circolazione. Poi se - come è accaduto - un bambino di sei anni ruba una pistola allo zio e uccide una coetanea, la soluzione, ovviamente, dovrebbe essere quella di arrestare il bambino (tanto più se fosse nero). Questo almeno secondo i sostenitori della National Rifle Association, la lobby dei fabbricanti d'armi. Le domande di Moore dunque, partendo da questa tematica, sembrano andare ancora più in profondità: che cosa ci sta succedendo? Perché abbiamo perso il controllo? Perché siamo sempre alla ricerca di nemici dentro e fuori casa, continuamente ricattati dalle nostre paure?
Il regista americano non offre soluzioni precotte, ma mette in discussione la sua nazione, colpevole di aver perso di vista certe priorità barattandole con falsi miti, attraverso un atto di denuncia tanto preciso, circostanziato, crudo e toccante quanto divertente e politicamente scorretto. Alcune scene indimenticabili: l'intervista a un personaggio dall'aria cordiale (che poi si scoprirà essere stato prosciolto per insufficienza di prove dall'accusa di complicità nella strage di Oklahoma City del 1995), il quale incalzato da un (coraggioso) Moore, mostra la sua 44 Magnum nascosta sotto il cuscino. E se la punta alla testa ridendo come un pazzo. Celebre anche il singolare omaggio che una banca fa a chi apre un conto presso una sua filiale (un fucile semi automatico) o l'intervista a un pacifico Marilyn Manson accusato dalla destra religiosa della città di aver istigato i due ragazzi della Columbine ad uccidere. Persino Charlton Heston (fervente sostenitore della N.R.A.) viene miseramente umiliato dal film-maker indipendente americano. Troppe armi per troppa gente che ha perso il controllo. Bowling A Columbine è un'opera preziosa e unica che si dovrebbe far vedere in ogni scuola.
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