Botch - An Anthology Of Dead Ends (Hydra Head, 2002)
Evil-math-core, questo era il termine che i Botch adottavano per definire la loro musica e credo che in un certo qual modo hardcore energico e matematico fosse proprio quello che facevano. Da Tahoma, Seattle ecco l'ultimo capitolo di di uno dei più grandi schiacciasassi di sempre: An Anthology Of Dead Ends chiude degnamente la carriera di un gruppo che era riuscito a riportare originalità in un genere che per molti era arrivato un po' al capolinea. Nessuna chiusura migliore poteva essere più appropriata di questo CD: video, foto scattate durante i vari tour in Europa ed America, una serie notevole di numeri di repertorio e il solito stupido sarcasmo. Per quanto questo disco non riesca ad eguagliare quel capolavoro (e di capolavoro si trattava anche ai tempi di American Nervoso) che era We Are The Romans, ci troviamo i fronte a dei fuoriclasse. Se la cinica ironia dei Botch non vi conquista, se non lo fanno le trovate geniali di pezzi come Japam e Framce, se non veniste rapiti dal gusto per il rumore di Micaragua, rimarrete sicuramente spiazzati dalla meravigliosa Afghamistan (a proposito, le "m" al posto delle "n" nei titoli non sono un errore grammaticale). Quest'ultimo pezzo è un capitolo a parte, da Botch ad atmosfere che potrebbero ricordare degli stralunati Smart Went Crazy: una splendida suite d'addio con tanto di pianoforte, viola e voce sussurrata. Un gran bel disco, sebbene come al solito non sia riuscito a catturare lo spirito live del gruppo, ma sarebbe stato possibile? Non penso. Credo che vedere i Botch dal vivo avesse molto dell'esperienza trascendentale. "Tahoma calls. It's waiting to get rid of us all".
     
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