Bikini Atoll - Moratoria (Bella Union/Wide, 2004)

Vi siete mai trovati nella condizione di chiedervi dove fosse finito un certo gruppo in una certa situazione storica? Perchè avessero cambiato rotta e perchè nessuno si fosse preoccupato di proseguire tranquillo e pacato sulle rotte dirette e ben supportate dal vento dei fans in poppa? Insomma perchè ad esempio i Mogwai hanno cercato di intellettualizzare l'emotività neanche troppo celata all'interno dei loro primi dischi, fallendo, e solo un gruppo come gli Explosions In The Sky sono riusciti a proseguire evolvendolo nella maniera giusta, nel solco perfetto delle cavalcate postrock con dinamiche da brivido. Così fanno i Bikini Atoll. Le chitarre sembrano prese dai dischi dei Sonic Youth anni '90, registrate alla Albini ma cariche di quelle melodie semplici che costituirono la base per le sgroppate della band newyorchese. Qui e là escono influenze di Slint e Dirty Three e il cantato alla Thurston Moore di Joe Gideon. Un disco ben fatto con alcuni brani piuttosto ben riusciti, come ad esempio Black River Falls.
Ma i rimandi costanti al già sentito, anche se un già sentito che costituisce la mia stessa spina dorsale, un già sentito su tutti i dischi che io amo alla follia per averli sentiti uno zillione di volte, qui non riesce ad avere lo stesso appeal dei citati Explosions In The Sky.
In pratica si segue sì il sentiero abbandonato dalla gioventù sonica ma in favore di scelte poco felici e di un songwriting buono ma troppo introspettivo. Un disco che non mi pare compiuto appieno. Piacevole ma non maturo abbastanza per elevarsi oltre ad un livello accettabile di originalità, e sì che è uscito per la Bella Union, mica l'ultima delle etichette.

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