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Best Kept Secret Best Kept Secret (www.indiepages.com/bestkeptsecret) potrebbe sembrare, dal nome, una indie americana di melanconico lo-fi-pop, tipo Sarah Records, oppure - a seconda della vostra sensibilità - una marca di intimo femminile... In realtà è una "tape label" di Vicenza che si occupa del variegato panorama musicale "sotterraneo" di diversi paesi europei ed extraeuropei (ma principalmente del nordeuropa: dunque Inghilterra, Svezia e Norvegia soprattutto), e che in questo caso ci propone ben quattro compilazioni, piuttosto varie e globalmente di discreto interesse. Unica nota, si tratta per l'appunto solo ed esclusivamente di musicassette... Non mi direte che avevate già dimenticato l'esistenza di questo formato così romantico! AA.VV. - Beware Of The Ricochet (Best Kept Secret, 200?) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() AA.VV. - Beware Of The Ricochet Volume 2 (Best Kept Secret, 200?) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() AA.VV. - Beware Of The Ricochet Volume 3 (Best Kept Secret, 200?) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
...Un lavoro monumentale! Letteralmente sommerso dalla valanga di bands presentate in queste tre compilazioni (circa una ventina per volume), devo ammettere di aver avuto parecchi problemi di comprensione, o meglio di ricezione... Ad ogni modo, lo scopo che si prefigge questa serie di compilation è quello di far conoscere giovani bands ed artisti a me (e suppongo ai più) assolutamente ignoti.Partiamo con ordine: nella prima cassettina, contenente quasi esclusivamente gruppi inglesi, purtroppo sono presenti molte registrazioni per così dire "casalinghe", che danno a troppe canzoni l'aspetto poco esaltante del demo. Nonostante questo, e nonostante un primo lato assolutamente inefficace e noioso - dove tra giochetti elettronici, gothic rock e chitarroni banali, si salva solo il vorticoso guitar playing senza cantato dei Chrysler - la compilazione è risollevata dal secondo lato, dove troviamo alcune cose interessanti: le atmosfere eteree e sognanti (simil-Slowdive) dei Mayumi; i paesaggi elettro-sonici creati dai Longhair; l'homemade indie-rock dei Moonbabies e quello più lamentoso e stravagante dei Delicate Awol; oltre alla chiusura malinconica di Grief In Me (cantautorato femminile che passa sotto il nome di Mothburner). Consiglierei di evitare il secondo volume, che è un miscuglio di britpop, pop-rock e altra classica robaccia simile, similmente noiosa e francamente indecente. Si salvano solo Kidd Dynamo, con un pezzo riuscitissimo e parecchio carino; l'indie con voce femminile dei Twigs; e i London Fields, nonostante la somiglianza con i Whipping Boy. Il resto, rockettino con tastierina e cloni dei (già cloni) Collective Soul compresi, non merita commento. Il terzo capitolo della serie è sicuramente il più interessante: vi si trovano solo bands provenienti dall'Inghilterra (con l'eccezione di un gruppo italiano, White Tea) e le coordinate sonore - volendo sintetizzare al massimo - sono quelle di Radiohead e Placebo, con chitarre sempre melodiche ma corpose, qualche graditissima sfuriata rumorosa, ed alcune tentazioni pop più o meno riuscite. Nomi da ricordare in questo caso ce ne sarebbero abbastanza: Birdhouse, Dreyfuss, Scarlet Soho, Sub Tonic, The Vow, Lunch, Picture The Beautiful... Insomma, questa si può ascoltare tranquillamente in macchina, senza troppi problemi nè troppe pretese. Variano piacevolmente il menu proposto gli Stresshead, che in chiusura regalano un brano di punk melodico niente male. AA.VV. - Suspend Your Disbelief (Best Kept Secret, 200?) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Ed ecco altri ventitrè brani di bands assolutamente sconosciute, tanto diverse per la provenienza quanto per lo stile adottato. C'è grande abbondanza soprattutto di brit-pop, non senza qualche nome degno di nota (Flaming June, Serotonin), ma le occasioni di vero interesse vanno cercate altrove: nell'indie-pop delicato e malinconico, più tipicamente made in USA, dei Burning Up White, ad esempio; o nella coinvolgente Gilbert & George degli Squelch, che potrebbe benissimo essere un inedito dei Motorpsycho. Interessanti anche i brani dei francesi Nothing Else (dalla chiara influenza Radiohead), degli australiani Mercury Spectres (debitori ai Sonic Youth), degli olandesi Ro-Robot e dei Melatone (very very Blur-like). Anche alcune intrusioni nel pop più puro possono risultare piacevoli, come dimostrano i pezzi di Ernie Dexter e dei Velouria (tranquilli e gradevoli, come Evan Dando insegnava). Altre bands propongono pezzi più classicamente rockeggianti, o tendenti al folk, o a cose che ricordano i Doctor & The Medics senza averne il senso dell'umorismo, e le lascerei volentieri stare.La qualità delle registrazioni è solitamente buona ma, si può intuire con facilità, assolutamente disomogenea. Nel complesso, una compilazione piuttosto "easy-listening", senza eccessi particolari ma anche senza spunti innovativi o particolarmente entusiasmanti: si ascolta tranquillamente e ne si apprezzano alcune parti, che potrebbero spingere qualcuno - ci si augura - ad incuriosirsi a qualcuno di questi nomi che, letti così, dicono proprio poco...
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