Benicàssim Festival 2001 - Benicàssim, 03-04-05/08/01

Possono tre giorni di caldo infernale ricambiarvi di due viaggi in autobus da dodici ore ciascuno con il rischio di essere disertori dal servizio civile? Se il caldo infernale è associato ai tre giorni del Festival di Benicàssim può valerne la pena... Organizzata la mini vacanza in pochi minuti, con Matteo partiamo alla volta della Spagna su di un terribile autobus popolato da una fauna indescrivibile; al termine del viaggio ci ritroviamo in una assolata piazzola e dopo un cambio di mezzo riusciamo ad arrivare a Benicàssim nel caldo atroce del pomeriggio: non c'è tempo per niente, il festival è appena iniziato e noi dobbiamo ancora montare la tenda!
Tre tendoni sono per i concerti più uno solo per il chill-out e un altro di musiche da ballo, con un sacco di bancarelle ripiene di cibarie, vestiti, dischi e quant'altro (tra cui spiccano gli spazi dedicati alle etichette spagnole: Acuarela, Houston Texas, Elephant); è difficile resistere alla tentazione... Dopo un giro tra i tendoni ci avviciniamo al palco secondario dove suonano i deludenti Clinic (praticamente non piacciono a tutti quelli che conosco...) solamente perché fremiamo per ascoltare i Low che dovrebbero suonare poco dopo... Dovrebbero perché per motivi pare religiosi (?!) la band mormona è restata a casa. Siamo in tempo per vedere finire sul palco piccolo lo show di Nancho Vegas, prima di assistere al notevole show di Sr. Chinarro, con il loro "cantautorato evoluto" sulla scia di band come Arab Strap: non è però una somiglianza voluta, dato che io possiedo un loro 7" del 1993, in cui le loro coordinate sonore non sono tanto distanti da quelle odierne! Di seguito i commoventi Piano Magic, maestri nel creare melodie romantiche e coinvolgenti al limite della trance: un concerto fenomenale, in cui il pubblico si accalca anche fuori dalla tenda quasi ipnotizzato. Subito dopo ci spostiamo sul palco centrale perché stanno per arrivare i The Flaming Lips... Prima di loro vediamo il bis dello show di Ash, sempre carini: dopo un paio di loro classici molto accattivanti finiscono in bellezza con la cover di Only In Dreams degli Weezer graditissima dal pubblico locale che mostra così di non essere solo appassionato di Brit Pop, genere che in Spagna ha avuto ed ha ancora molto seguito, purtroppo! Dopo una marea di tempo persa ad assistere ai nostri prodi Flaming Lips alle prese col montaggio di proiettore, gong e tutte le chincaglierie che ultimamente si portano dietro, finalmente inizia lo spettacolo. Eccezionali come al solito, sciorinano i pezzi del loro ultimo album cantati da buona parte del pubblico, e anche qualche vecchia chicca come Kim's Got The Watermelon Gun (cantata solo dal sottoscritto...). Purtroppo per fare posto ai James (?!) e alla preparazione per il loro set, lo show viene chiuso in anticipo, tra lo sgomento dei presenti. Visto che i Flaming Lips si montano tutto da soli in tempi biblici, non sarebbe il caso di farsi accompagnare in tour da qualche roadie? E dire che io ci andrei gratis... La nottata (è già l'una) continua con i suddetti James, The Divine Comedy e Hooverphonic, nonché il djset di Fatboy Slim: ma il viaggio comincia a farsi sentire e mi butto a dormire in tenda...
Il secondo giorno per me comincia con Françoiz Breut, dato che prima c'è troppo caldo e non mi azzardo a farmi vedere tra i palchi assolati... La cantautrice è molto apprezzata da queste parti e propone uno show molto interessante anche per chi come me non la conosce per nulla. Apoteosi per Belle And Sebastian, che hanno il pubblico diviso in due parti uguali: quelli dentro la tenda e quelli fuori! Il fatto è che loro si sono rifiutati di suonare sul palco centrale da veri indierockers a tutti i costi: il fatto è che l'atmosfera è invivibile, anche se lo spettacolo esalta tutta l'audience. Io non sono mai stato un grande fan e così principalmente soffro... Dopo una fugace cenetta mi reco sul palco centrale dove c'è Goldfrapp, che rende abbastanza bene le proprie atmosfere, in mancanza dei Portishead ci accontentiamo! Segue il "miglior gruppo spagnolo" La Habitación Roja, piaceranno anche agli spagnoli ma a noi per nulla! Ritorniamo sul palco centrale appena finito il loro show per i Mogwai, che convincono solo a metà, perché sul più bello dello show infilano mezz'ora di rifacimento del pezzo ebraico (per protesta mi rifiuto di imparare il nome del pezzo, di recente infilato anche su di un singolo...): estenuante e pretenzioso, in una parola inutile. Dato che non mi interessano né i Manic Street Preachers né tanto meno Stereo Mc's, la mia serata finisce con Mercury Rev. Non sono poi male adesso, ma il problema sta nel fatto che un millennio fa, quando c'era David Baker alla voce erano proprio un altro pianeta: la voce di Donahue proprio non mi va ed i loro pezzi non sfiorano neanche la bellezza dei cugini Flaming Lips visti solo il giorno prima.
L'ultimo giorno cominciamo con una autentica perla indie-emo: Death Cub For Cutie, letteralmente fenomenali, quello che gli Weezer sarebbero potuti essere se non fosse arrivato tutto quel successo; i loro brani si alternano senza mai stancare e con un coinvolgimento notevole da parte di una discreta schiera di appassionati. Dopo lo show dei Tahiti 80 durante il quale vado a mangiare (...) arriva un altro pezzo da novanta: Red House Painters! Uno show enorme, Mark Kozelek mostra di essere un vero asso, inchiodando il pubblico per lungo tempo nonostante la calura con le sue incredibili canzoni, permeate di desolazione e dolcezza, forse il meglio del festival. A questo punto della serata do un paio di rapidi sguardi a Big Star e PJ Harvey, ma senza convinzione, poiché sono troppo stanco, ma soprattutto ho scoperto Retina! Altro che il cafonissimo tendone del chill-out con musiche finte: nella tenda net_art si esibisce questo collettivo che fa ambient music proiettando contemporaneamente sulle pareti del tendone immagini psichedeliche... Sarà stata la stanchezza o la frescura, ma mi sono sdraiato sui materassini in stato comatoso e senza nessun additivo mi sono rimesso in forze per vedere Orbital, ultimo appuntamento di questo festival. I due fratellini non mi hanno convinto molto, anche perché li sentivo un po' forzati in una dimensione poco ambientale e più danzereccia come questa, le lucine in testa non sono bastate, rimandati ad una occasione più consona.
Dopo un fugace sonno in tenda ci aspetta la grande fuga verso casa nel terrificante bus, sperando di riuscire a tornare in tempo...
La buona qualità musicale di Benicàssim non è la principale attrattiva del festival, che vive moltissimo delle spiagge e del ballo fino a notte fonda; l'atmosfera è molto vacanziera e anche se non avrà la notorietà del Festival di Reading, posso assicurare che qui le ragazze erano molto molto più carine che in Inghilterra!

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