A Short Apnea - Illu Ogod Ellat Rhagedia (Ustrainhustri) (Wallace/Beware!/Audioglobe, 2000)
R.U.N.I. - Il Cucchiaio Infernale (Wallace/Beware!/Bar La Muerte/Audioglobe, 2000)

Copertina nera, titolo macabro e foto interne raggelanti (i tre musicisti sono ritatti come nella foto del rinvenimento di Aldo Moro): sin dall'inizio un disco decisamente funereo. Eppure queste tre tracce sminuzzate in una ventina di frammenti sono una delle cose più vitali che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi: continuando i riferimenti agli anni settanta, qui c'è la creatività e la follia di un gruppo come gli Area, mescolato però con rumorismo industriale e a tratti isolazionista, echi di sudamerica, world music, voci slave, canzonette del ventennio e mille altri elementi che scorrono via mano a mano che un frammento si amalgama col successivo, con un effetto straniante e molto coinvolgente. Ma nonostante l'ampio raggio di riferimenti ingombranti, non ci sono dubbi nel riconoscere in A Short Apnea una capacità di fare musica mantenendo un dna italiano: c'è sperimentazione ma anche fantasia e a tratti una certa lievità che rende indimenticabili i passaggi di questo luogo della tragedia. La caratteristica a prima vista sconcertante è proprio la maggior dote di questo disco: in breve viene assimilato e gli ascolti rivelano sempre nuovi momenti ed emozioni, incastonate in una carrellata che ammassa idee una sopra l'altra, in una sequenza inesorabile di arpeggi, suoni, echi e voci.
I quattro R.U.N.I. arrivano dall'hinterland milanese con un secondo disco dall'impronta indie/elettronica, con suoni curati, inserti di fiati, melodie pop e tratti più sperimentali. Tra i brani migliori Le Bottiglie Di Prastica? dove rappa follemente nientemeno che Bugo, che aveva collaborato già in precedenza coi R.U.N.I., e Monstri Gamordi con violino e contrabbasso, musicalmente molto riuscita; il resto del disco scorre però abbastanza incolore, nonostante titoli come Il Tempo E' Disco (E Io Non Lo Capisco), i brani hanno testi che non riescono nè ad essere corrosivi nè ironici, come ad esempio in Clinicocchio, dove la satira non riesce a far presa sull'ascoltatore. L'elettronica è suonata e non campionata, ma il suono non mi ha entusiasmato particolarmente: la miscela no-wave, jazz, pop-wave non mi ha convinto troppo; il brano finale, con la voce scovata in qualche vecchio documentario, accompagnata dal suono di basso e batteria elettronica in crescendo che lasciano spazio ad una ariosa melodia in stile Twin Melodies From Mars di Aphex Twin fa però ben sperare per il futuro.


aggiungi il tuo parere