Anatrofobia - Le Cose Non Parlano (Wallace/Audioglobe, 2002)

Le Cose Non Parlano degli Anatrofobia è un disco eterogeneo e si lega ad un percorso che gli Anatrofobia hanno intrapreso con Uno Scoiattolo In Mezzo All'Autostrada. Se Frammenti Di Durata poteva essere orientato in direzione di un personale jazz-punk e se Ruote Che Girano A Vuoto poteva prospettare una sbandata "contemporanea" dei canavesi, Le Cose Non Parlano ritrova gli Anatrofobia persi in un limbo di nessuno da cui difficilmente sarà difficile schiodarli. Non so se serva realmente a qualcosa citare Area (Fleurdumirage, Propaganda), Morricone (Brevi Momenti Di Presenza), Iceburn degli ultimi dischi (Siano, Nuovi Topi A Ur) ed isolazionismo (Con Fine Di Mezzo), anche perchè in realtà sarebbero solo alcune delle innumerevoli coordinate. Painkiller, Zorn, Miles Davis, fusion, jazz-rurale (Coscia - Trovesi?), classica contemporanea, rock, colonne sonore, punk, musica sacra, fanfare da paese, liscio, Ornette Coleman: all'interno dei pezzi degli Anatrofobia ogni fantasma perde la sua forma originaria per riacquistarne una nuova ed inedita. Vorrei che mi credeste se vi confesso che reputo gli Anatrofobia siano qualcosa di superiore; non credo che sia dovuto al fatto che quando suonano metà del pubblico sia in preda allo sconcerto (e conseguentemente ti guardi annuendo, mentre in realtà ambirebbe essere altrove), non credo neppure che dipenda dalla quantità esagerata di citazioni che vomitano con una spigliatezza quasi imbarazzante. Gli Anatrofobia riescono a coniugare musica colta, tradizione con qualunque cosa passi fra le loro mani, spesso ci riescono con una naturalezza tale da ricordare dei mostri della letteratura come Pavese, Pirandello, Pasolini. Gli Anatrofobia riescono dove il frigidume intelettuale solitamente fallisce perchè hanno un cuore e soprattutto perchè hanno quella rarissima dote (o sfortuna?) tipica degli apostoli, dei profeti e degli idioti: sono posseduti, hanno una missione (basta vederli dal vivo per rendersene conto). Abbandonarsi a questo disco (non so se equivalga a capirlo) proietta in una non dimensione piena di carta ingiallita, fotografie impolverate, cose non dette, persone che hanno lasciato la vallata, vecchi con il volto scavato dalle rughe, cuori che traboccano di memoria. Non so se serva parlare della splendida grafica (finalmente all'altezza del disco), degli innesti di Roberto Sassi, Alessio Pisani e Mario Simeoni (tutti in pieno stato di grazia) o del fatto che Crearono Un Deserto E Lo Chiamarono Pace da sola potrebbe valere più di un testamento. Non penso che gli Anatrofobia possano raggiungere una grossa fascia di pubblico (anche se non credo gli possa interessare più di tanto), ma resta il fatto che rappresentano qualcosa di più unico che raro (e non parlo solo dell'Italia).
In tutta onestà farmi recensire questo disco è stato come cercare di sfondare una porta aperta... Voto politico? No, lasciate cadere ogni freno inibitore e, ascolto dopo ascolto, ricordo dopo ricordo, ve ne renderete conto.

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Anatrofobia - Tesa Musica Marginale (Wallace/Audioglobe, 2004)

Se alcuni avevano avuto il dubbio che con Le Cose Non Parlano gli Anatrofobia avessero sfiorato il capolavoro, potrei supporre che non ci sia alcun dubbio sul fatto che Tesa Musica Marginale segni un ulteriore passo dei canavesi verso il cielo. Come sempre i fratelli Cartolari ed Andrea Biondello si avvalgono di alcuni ospiti, quali Alessio Pisani ai fagotti e Roberto Sassi alla chitarra (per quest'ultimo si tratta di un inserimento sempre più evidente, fatto che non sarà sfuggito a chi li ha visti recentemente dal vivo). Se quest'innesto chitarristico porterà molti a cadere nella facile (troppo facile) categorizzazione jazz-core, vi chiedo per carità di non farlo: sarebbe un errore madornale. Sassi è sempre più inserito nella line-up e nel gioco di squadra, tanto da aggiungere il nuovo aroma che rende l'anatra sempre più irresistibile... Tesa Musica Marginale è notturno, d'atmosfera, sinistro, interiore come poche cose che capita di sentire in questi giorni (e per favore infilatevi in testa che si tratta di un disco a cui la dimensione nazionale sta stretta come a pochi). Richiami Canterbury, cool-free-avant-jazz, atmosfere seventies, folate zorniane, echi di classica contemporanea, arie cameristiche, colonne sonore, jazz-core; Miles Davis e Sun Ra si fanno le pere insieme a Robert Fripp ed Ornette Coleman... Dopo che la roba è entrata in circolo ed i muscoli tendono a rilassarsi il viaggio prende una piega inaspettata, e così, passando indifferentemente da un sogno ad un incubo senza tregua, al risveglio si accorgono di essere atterrati ad un concerto dei Naked City.
Tesa Musica Marginale è perfettamente in bilico fra tensione e meditazione, più che un disco un viaggio. Se non avete mai assaggiato la pietanza canavese questo potrebbe essere il disco migliore per farlo: cotto a puntino, cucinato con esperienza e pronto a sciogliersi sui palati più fini.

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