Alta Fedeltà (High Fidelity)
Rob Gordon (John Cusack) ha un negozio di dischi in una strada poco frequentata di Chicago. Non un semplice negozio di dischi, ma un ritrovo per amatori, collezionisti, fanatici della musica e del disco.
"Il feticista musicale e’ come quello porno: se non fossi uno di loro mi vergognerei a sfruttarli..." e’ come descrive se stesso, rapportato alla propria clientela, il gestore e padrone dello Store specializzato.
Le vicende che si susseguono sullo schermo sono incentrate tutte proprio sulla vita di Rob, comprendendo dei gustosissimi ‘flash back in costume’, fino ad arrivare all’intimità di una epocale crisi amorosa.
Un film abbastanza gustoso (e’ il termine che piu’ si avvicina a quello che mi ha dato), senza troppe pretese, ma con le carte in regola per essere annoverato tra i migliori usciti nell’ultimo periodo.
Le chiavi di lettura del film, secondo la mia opinione, sono molteplici. In realtà il tema principale e’ quello del rapporto di coppia, abbastanza classicheggiante e, a dire il vero, un po’ stereotipato (il solito uomo che sfugge le responsabilità della vita, e la ‘strasolita donna’ guida, faro nella annebbiata vita di un eterno adolescente traviato dalla continua lotta tra i suoi sentimenti e i suoi testicoli, nata per salvarlo da una brutta fine sicura ... che palle!).
Poi c’e’ la musica: immaginatela come ossigeno per gli appartenenti al pianeta di Rob (Rob compreso), i quali la vivono prigionieri, a metà tra la loro realtà e un mondo immaginario assoluto, alimentato dalla comune passione per la musica. Ed e’ questo il viaggio attraverso il quale Rob arriva alla maturità, trovando l’equilibrio tra se stesso, ovvero la realtà, e il mondo immaginario, la musica.
Le altre chiavi di lettura le lascio a voi.
La scelta si potrebbe basare sull’originalità dei soggetti, ma sarebbe troppo facile trovare altri venti films con, piu’ o meno, la stessa storia d’amore. Quindi opto, come criterio di scelta, per l’autosufficienza. Immagino mi debba spiegare meglio: quale, tra i due filoni narrativi, reggerebbe da solo, sarebbe da solo sufficiente?
La risposta l’ho già data prima: la stereotipata "storiaccia" sentimentale non regge; un film incentrato sulla banda di fanatici frequentatori dello store per palati fini, alle prese con i fantastici commessi e il finto depresso proprietario, regge... regge.
La musica e' la cosa piu’ importante del film , ormai lo abbiamo definito, ok ... ma perche’?
Innanzitutto, il film e’ una continua citazione. Si spazia dal blues classico al dub, dal soul al punk, dal cinema alle serie tv.
L’espediente per ‘citare’ e’ costituito da un altro gustosissimo giochetto che Rob e i suoi amici fanno spesso (sovente Rob e’ da solo): la Top Five.
La T5 non e’ altro che una lista di canzoni (e non) a tema. Per capire meglio di cosa si tratta dirigetevi subito sul sito http://video.go.com/highfidelity/index.htm, che riporta tra le sue pagine decine di T5 di ogni genere. Le altre citazioni sono di tipo sonoro.
Oltre alla colonna sonora (che, e’ inutile dirlo, merita) ci sono, durante gli interni nel negozio, i dischi richiesti dai clienti, dei quali viene fornito un vero e proprio assaggio pubblicitario (che spero vivamente sia del tutto disinteressato da parte degli autori del film!!!!).
Cosa aggiungere: nozioni tecniche, tecniche di seduzione (‘trucchilli per beccare’), attacchi paranoici, stress da prestazioni sessuali, una chicca per gli amanti di The Boss... Concludo con un giudizio rubato all’autore stesso: questo film l’ho trovato davvero confortante. Infatti, "confortante" e’ l’aggettivo usato da Rob per descrivere la catalogazione autobiografica dei propri dischi al suo amico-commesso Dick (Todd Louiso). Catalogazione autobiografica? Andate a vedere di che si tratta... a me è piaciuto molto di più il libro. E' più completo, molto più ironico... leggetelo perchè è un libro di auto-critica e, a mio parere, quelle cose le ha vissute in prima persona. Fabiola |