Burning Airlines - Identikit (DeSoto/Wide, 2001)
Brutto se non pessimo momento per i Burning Airlines. Forse solo gli Anthrax avranno più problemi in futuro per la pessima scelta (vista col senno di poi) del monicker con cui farsi chiamare. Questi 45 minuti (timing standard dei dischi post-core di Washington, D.C.) tiratissimi di puro sound della capitale fanno seguito al fortunato debutto, portato in tour anche in Italia, Mission:Control. Ma, a differenza del precedente, i pezzi, tranne il primo splendido, vivono di convulsioni e chitarre urticanti, precisione e velocità, insomma la stessa pappa preriscaldata di tanti altri e, forse, anche già troppo sentita. Non bastano le ottime credenziali (ex- Jawbox, Government Issue e Wool). Non basta la stratosferica confezione del cantante dei Bluetip. Non basta la solita produzione degli Inner Ear Studios (ma al banco del mix non c'è Don Zientara). Non bastano i soliti suoni ultrasaturati di ampli scoppiati. Insomma le canzoni si sono un po' perse per strada. Mancano di coesione e di omogeneità. Dopo un inizio a razzo (Outside The Aviary) ci si perde in un catastrofico rallentamento che uccide la voglia di arrivare in fondo al disco già al quarto pezzo. Per tirare le somme si potrebbe dire che i Burning Airlines hanno costruito un disco intorno a un unico brano. Mandando in fumo soprattutto la loro credibilità. Anche se la speranza rimane viva perchè dal vivo i brani si stagliano come sospinti dalla violenza che i musicisti stessi mettono nel suonare. Speriamo che sul prossimo disco questa energia si faccia sentire. ho conosciuto i burning solo grazie ad un concerto ed io già amante di jawbox considero interessante il nuovo suono elaborato in maniera magari un po' pesante ma comunque forte. poi aquistato il secondo lavoro del guppo credo che sia un disco da ascoltare diverse volte che poi trova un senso nella sua pwsantezza dichiarata. Davide |