Adem - Homesongs (Domino, 2004)
Ci sono dischi che tiri fuori solo in certe occasioni, quasi fosse un rituale. Chessò, ora che manca un mesetto al Natale e fuori ci sono due gradi, accatastati vicino al mio piccolo stereo non possono mancare, come ogni anno, gli Yo La Tengo di And Nothing Turned Itself Inside-Out (l'equivalente in musica di una fredda e placida sera invernale dove la gente rincasa e le finestre dei palazzi cominciano ad illuminarsi) o Wild Love degli Smog. Per chi come me considera l'ascolto di questi capolavori (perchè di questo si tratta), sacrilego in altre occasioni o in altre stagioni (magari su una spiaggia affollata) consiglio, qualora non lo si possieda già, il primo lavoro da solista di Adem Ihlan, che si inserisce prepotentemente in questo mood triste, fatto però di una tristezza dentro la quale l'ascoltatore si crogiola e si compiace, tanto quanto lo fa il musicista. Questo ennesimo e dotato epigono sa il fatto suo e, pur non raggiungendo i picchi di Bill Callahan, ne aggiorna lo stile: ballate scarne come nel migliore insegnamento dei primi Smog, condite qua e là da carillion, campanellini e un'elettronica che dire povera è poco. E poi tante canzoni che non sono solamente dei semplici abbozzi: dal singolo Everything You Need, comparso sulla compilation che festeggiava l'anniversario della Domino a Long Drive Home, tanto bella e struggente nel suo crescendo che da sola vale tutto il prodotto. Davanti a certi suoni ci si sente nudi anche con tre maglioni di lana addosso, altro che spoliazione degli arrangiamenti. |