AA.VV. - Acuarela Songs 2 (Acuarela/Blue Tears, 2002)

Tracce di poesia pura, momenti unici, la dimostrazione che le ombre possono avere sfumature diverse. Per festeggiare i nove anni di attività dell'etichetta spagnola Acuarela uno squadrone di bands validissime ripete l'operazione già sperimentata con il primo volume (in doppio CD) edito nel 2001: utilizzare il termine "acuarela" (o l'equivalente di "acquerello" nella lingua dei differenti gruppi partecipanti) nei titoli, nei testi o nello "spirito" delle canzoni qui presenti: quindi una dichiarazione d'amore alla label madrilena esplicita fin dal testo in certi casi, oppure evocata dalle tessiture strumentali dei brani, in altri. Quello che ne è venuto fuori è un lavoro entusiasmante e per nulla forzato, racchiuso in uno splendido cofanetto (rigorosamente in bianco e nero) contenente ben tre CD. Nel primo colpiscono, tra tanti, due band accasate presso la Aesthetics: Windsor For The Derby con la stasi ambient pop minimalista di Logic And Surprise e l'elettronica sedativa e avvolgente dei L'Altra, che si accingono a rifare un classico di Donovan: Colours. Magistrale Thalia Zedek con Never That Mean accompagnata da piano e viola: una ballata rock struggente e trascinante. Tornano le incantevoli atmosfere tipicamente folk e latineggianti che costituiscono il marchio di fabbrica dell'etichetta: Imaxe Accidental (En Cande) è un brano acustico che vede coinvolti Monica Vacas (Mus) alla voce e Nacho Vegas (Migala) alla chitarra, sotto il nome di Diariu. Si fanno vivi (per modo di dire) pure gli ombrosi Migala con un brano fantasma ritrovato, così si dice, tra i resti di un incendio in un garage: signore e signori ecco a voi lo strumentale Epilogo Para Acuarela suonato da membri degli stessi Migala, però non identificabili a causa dell'avanzato stato di decomposizione dei loro corpi. Seguono, tra gli altri, la liricità dei Victory At Sea (da Boston) con il brano Heavy Hands, ossia un saliscendi di voce femminile, piano e violino, e il folk americano e minimalista di James William Hindle con Talkin' Watercolour Blues, una canzone meno scura, ma ugualmente ad alto tasso emotivo.
Dopo il lento incedere di violoncello in Portrait Of A Teacher di Jacques, riaccendono un bagliore in questa soave caligine i Manta Ray con l'affilata e poi pulsante Monocromo, pezzo di apertura del secondo CD. One More Tomorrow dei 27 è un'altra notevole canzone tipicamente indie pop mentre le atmosfere si fanno più languide in Wasserfarbe (parola che in tedesco significa acquerello), ovvero uno spaccato di pop britannico a nome Bitter Springs. Il cuore del CD dà poi tutto il meglio di sè, perché proprio qui arrivano dei fuoriclasse: la punteggiatura elettronica "a sbuffi" in Couleur D'Eau di Dominique A, un cantautore francese sicuramente sui generis; il dream pop shoegaze degli scozzesi The Zephyrs (Make Me Lonely), e (attenzione attenzione!) i Polar, che, simpatici già dal nome, sfoggiano un pezzo tra slo e indie rock da far impallidire. Vanno su come i Grandaddy, mantenendo l'aplomb dei Giardini Di Mirò. Possibile? Ascoltate A Cup Of Coffee e se non vi farà nessun effetto allora vorrà dire che siete proprio fatti di ghiaccio. Noun To Noun di The Strugglers è una country song con la steccata dietro l'angolo che non fa rimpiangere i migliori Silver Jews; Oh Them, They Died dei P:ano (!?) invece rimanda ai Plush con tanto di archi. Watercolor Summer è un brano scritto dal boss della Acuarela Jesus Llorente e affidato alle mani capaci degli spagnoli Grupo Salvaje (nome preso dal film Mucchio Selvaggio): ne viene fuori un bell'esempio di desert rock increspato di polvere. Il francese Yann Tambour nel progetto solista Encre cavalca in A Live Ode To Hard Drive Chamber Music una linea di violoncello per poi lasciarsi andare in soluzioni dal sapore prog. Proseguono i Mus con una splendida canzone appena sussurrata, estratta dall'ultimo album (El Naval), ma in una versione demo. In chiusura del secondo capitolo c'è pure spazio per le aspre e taglienti sonorità dei baschi Lisabö (Ur Margoa) e per la malinconia perfettamente messa a fuoco del quintetto Guimo da Bordeaux, che con Water House dimostra di essere all'altezza degli Spain più ispirati.
Ad aprire il terzo CD c'è un ospite d'eccezione: Lee Ranaldo (Sonic Youth). Come avrete già intuito, qui siamo nella pura sperimentazione fatta di riverberi, qualche strimpellìo e motociclette in sottofondo che non si decidono a partire: Demons Music Part 3 (Nicolas Fucks Liza) è l'abisso dell'opera. Buio pesto. Piano piano ci pensano i sette minuti di The Field Song di The Potomac Accord a risollevarci dalla pece con quell'andatura epica e fiera che solo le grandi canzoni possiedono. In Confetti In The Sea si respira aria di contestazione e fiori tra i capelli: in una parola, San Francisco. E' lì che Ana Hortillosa ha registrato il brano, accompagnata solo dallo strimpellìo della sua chitarra acustica. La quasi mistica Blanco è un altro brano dei fecondi L'Altra. Altri pezzi all'insegna del minimalismo: Watercolor City dei tedeschi Green Apple Sea che sembra uscita (anche qui) dalla testa di David Berman e Paint Me In Watercolours di Don Nino, saldamente ancorata a radici folk. Nella suggestiva What Is The Image c'è lo zampino di Cynthia Nelson (Retsin), che si cela sotto la sigla The Sophie Drinker, anticipando la liricità di Raul Fernandez e della sua ultima splendida creatura, Refree: il brano Contra non fa altro che confermare il talento di questo songwriter. Avrete capito che stiamo passando in rassegna brani di assoluta qualità, specialmente quest'ultima manciata. Non poteva mancare l'elettro-pop triste dei Vitesse, i quali con Reflecting Pools ci fanno odorare (come solo loro riescono a fare) certa new wave. Antonio Luque, nascosto dietro il monicker Sr. Chinarro, si muove tra le sonorità sofferenti di un violino scordato e una chitarra monocorde prima di lasciare spazio alla melodia dilatata di Almost Every Dog, canzone frutto della collaborazione tra Terri Moeller (Walkabouts) e Paul Austin (Willard Grant Conspiracy) nel side project Trasmissionary Six. Chiude il tutto Siempre Vas A Disfrutar Mucho Con Acuarela del quartetto Ursula che, come avrete intuito, va a a pescare a piene mani nel catalogo della label mettendo assieme samples estrapolati da altri gruppi.
Si fa fatica ad avere una nitida visione d'insieme dopo un tributo mastodontico come questo. Si può proprio dire che l'espressione "poche luci e tante ombre" in questo caso non debba intendersi con valenza negativa: Acuarela Songs Volume 2 con i suoi 180 minuti di musica rappresenta infatti un'ottima colonna sonora per i nostri/vostri momenti più intimi e riflessivi.

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