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Thinking Fellers Union Local 282 Durante gli anni '90 i Thinking Fellers Union Local 282 hanno riscritto il vocabolario del rock, fornendo una personalissima revisione della materia pop. Pochi però se ne sono accorti. Capita troppo spesso, purtroppo, in questa "merda di mondo" (per dirla alla Faust'O) in cui il darwinismo sociale si rispecchia più che mai nell'ambito della musica, dove qualsiasi imbecille coi capelli colorati t'impone le sue canzoncine attraverso la pubblicità dei telefonini. Non pensate però ai TFUL282 in termini di musica colta, o peggio "alternativa", perché sareste fuori strada. I TFUL282 sono degli sperimentatori del pop, nella sua accezione più innovativa ed intelligente. Il loro approccio alla musica è molto simile a quello che Can e Faust avevano venticinque anni fa: smontano le strutture del rock, buttano via il manuale delle istruzioni e rimontano tutto. Da questa de-strutturazione nasce una musica primitiva, naïf, inquietante e soprattutto innovativa. Piero Scaruffi e Filippo Gualtieri Discografia Album:
Anne Eickelberg, Brian Hageman e Mark Davies erano già attivi nello Iowa, in diverse formazioni (Horny Genius, Total Fools, Pink Gravy). Ma è nel 1986, quando i tre si trasferiscono a San Francisco, che nasce il primo nucleo dei Thinking Fellers Union Local 282. Il trio divideva un appartamento a El Cerrito (il quartiere periferico di San Francisco da cui provenivano anche i Creedence Clearwater Revival) e passavano il tempo bevendo Burgundy, ascoltando due stazioni radio contemporaneamente, scrivendo canzoni. Nel 1987 si trasferiscono a Oakland in un appartamento vicino ad un cavalcavia autostradale. Con loro ci sono anche Paul Bergmann (batteria), Hugh Swarts.L'amico Greg Freeman sarà il produttore del loro primo lavoro Wormed By Leonard, una cassetta autoprodotta che verrà riedita su CD con diversi inediti nel 1995. Nello stesso anno vede la luce anche Archipelago Brewing Company, un progetto collaterale dell'amico Jay Paget e altri membri del gruppo. L'album Tangle é la loro prima opera maggiore ed è già una chiara dichiarazione d'intenti. Il surrealismo folkpop delle composizioni viene continuamente deformato dalle allucinazioni psichedeliche. Ne sono esempio Sister Hell e Keeps Repeating, ballate cantate in alternanza maschio/femmina sopra un ritmo tribale, tra intermezzi e code di caos dadaista. Anne Eickelberg (basso e canto), Brian Hageman (chitarre), Mark Davies (chitarra), Hugh Swarts (chitarra e piano) e Paul Bergmann (batteria e fisarmonica) mettono in mostra una tecnica amatoriale, ma già personale, come dimostrano lo strumentale What Time Is It e la distorsione rock and roll di Sports Car. Il loro stile grezzo e approssimativo si sfoga anche nelle armonie disgregate ed improvvisate nei brani più marcatamente psichedelici (It Wasn't Me, Cold Cold Cold Ground). In pratica il quintetto costruisce un ponte fra l'alternative rock dei sixties e quello dei nineties, fra figli dei fiori e generazione X. Nel 1990 Paul Bergmann lascia la band per dedicarsi alla famiglia. Al suo posto arriva Jay Paget. Il tour estivo per gli states vale al gruppo un contratto con la Matador che l'anno seguente dà alle stampe il secondo album, Lovelyville, la raccolta di collage sonori che li rende noti ai circuiti underground. La band ha ormai conseguito uno stile tanto personale quanto irresponsabile, tra quadriglie sgangherate, sarabande fitte di stecche gioviali e strimpelli da manicomio, degne delle acidità folk degli Holy Modal Rounders. Si prenda ad esempio l'arrangiamento poco ortodosso di Nail In The Head, una vignetta beatamente surreale tra fiati funkeggianti e una ritmica tribale da rito pellerossa. Oppure lo strumentale 2x4S, un mostro ibrido di assalti heavy metal e contrappunti di un trombone da colonna sonora anni '50. Meritano menzione anche l'eresia pseudo-jazz di Big Hands e la cadenza funerea di Nothing Solid. Nel 1992 vede la luce Mother Of All Saints, il doppio album capolavoro del gruppo, e al tempo stesso, una delle cose migliori che l'indie rock americano abbia prodotto negli anni '90.Un tour de force composto da ventitré schegge impazzite nel quale i Thinking Fellers mettono in scena rumori che persino Zappa si sarebbe vergognato di fare. Hageman e Davies suonano un po' di tutto, dal corno francese alla viola, dal mandolino al banjo. Ogni canzone è una storia a se stante: si passa dall'andatura pseudo-jazz di Hive al pastiche elettronico di None Too Fancy; dal rhythm and blues di Shuddering Big Butter al deliquio psichedelico (Wide Forehead). Gli spunti per le loro matte pantomime arrivano dai girotondi per bambini (Hornet's Heart), dalle colonne sonore televisive (lo strumentale Star Trek), dagli orchestrali che accordano gli strumenti (Tuning Notes). Per lo più si tratta di sgraziate accozzaglie di accordi come Gentleman's Lament o di trasfigurazioni psichedeliche di ballate country rock con tanto di viola alla John Cale e tastiere sinfoniche (Catcher). In Hummingbird In A Cube Of Ice invece sembra di ascoltare i Sonic Youth in versione da cabaret. Tell Me é un duetto fra strumenti a corda che degenera in una tiritera da manicomio mentre lo strumentale Raymond H. raggiunge i vertici più deliranti di decostruzione armonica, riuscendo a tessere un ponte fra il bluegrass e le musiche esotiche, fra la musica d'avanguardia e Ennio Morricone. Nel 1993 il combo si trasferisce nello squat di Turk Street a San Francisco e pubblica l'EP Admonishing The Bishops. Questa volta il caos lascia spazio a forme sempre sperimentali ma più convenzionali. Ci sono Hurricane e Million Dollars, in cui l'eccentricità si e' tramutata in un virus alieno che altera il metabolismo delle armonie come anche Undertaker in cui i gorgheggi della Eickelber danno vita ad un surrealismo allucinato ed allucinante. Il miglior saggio del loro stile camaleontico é comunque Father, una mutazione continua che finisce per sfumare in un country & western degno di Nashville. Il metodo d'esecuzione dei TFUL282 non e' in realtà per nulla parente di Residents e Captain Beefheart, essendo troppo brado per i primi e troppo colto per il secondo. Può essere piuttosto parente di John Zorn e dei post-moderni newyorkesi. La saga del complesso continua l'anno seguente con l'EP Funeral Pudding. La filastrocca dada di Waited Too Long e il suo accompagnamento da asilo nido, e ancor più la sgangherata coda della jam strumentale di Give Me Back My Golden Arm, provano una volta di più che il loro stile non é "lo-fi", ma volutamente infantile. Attraverso frasi e suoni semanticamente incoerenti i fellers ci comunicano il sentimento moderno dell'assurdità e dell'alienazione esistenziale come pure il bisogno incoercibile della libertà fantastica dell'affabulazione, dell'ingenuità infantile. Nella loro arte, come nel dadaismo, c'è un'unità dei contrari, una relatività universale e, soprattutto, una gioia creatrice che ha origine da una programmatica regressione esistenziale allo stadio di totale incoscienza. Sulla strada di quel folk spaesato che é la loro terra promessa, i Fellers scodellano nonsense come Heavy Head e Flames Up, comico siparietto strumentale nella vena di Duan Eddy e dei Ventures.Questo EP rappresenta l'alter-ego sperimentale del gruppo che nell'EP precedente si era limitato a suonare canzoni. Nel 1994 esce anche Strangers From The Universe, l'album in cui i Fellers incominciano a sfruttare le mille irregolarità del loro sound per comporre canzoni sì più regolari (My Pal The Tortoise) ma che restano pur sempre dei puzzle inestricabili, dei collage paradossali, dei mosaici fittissimi di segni incomprensibili (Cup Of Dreams). Quelle dei Fellers sono fantasie non di temi melodici ma di idee sonore, come quelle accatastate attorno all'accordo (uno solo) di chitarra in Guillotine o alla marcetta sincopata di Socket e costituiscono un'ideale colonna sonora per la pazzia del genere umano. La musica riflette la loro concezione dell'esistenza umana intesa come una sequenza più o meno casuale di eventi, nella quale é inutile cercare di leggere un senso: i motivetti da cabaret di February e Operation esprimono non tanto il disagio ma la fatalistica rassegnazione di fronte al caos onnipotente che determina le nostre vite. Il loro teatro dell'assurdo (le liriche sono degne di Beckett e Ionesco) termina trionfalmente con il valzer per organetto e pianoforte di Noble Experiment, in cui si profetizza un'apocalisse di giardini fioriti e di uccelli cinguettanti. Ogni secondo della loro musica é imprevedibile, deciso d'istinto, nella più beata indifferenza; ma la loro sovversione delle convenzioni della forma canzone nasce da una profonda conoscenza (istintiva) dei suoi meccanismi armonici. Nel 1995 il gruppo lascia lo squat per un tour di spalla ai Live negli stadi d'America. Nello stesso anno esce anche Porcelain Entertainments, una raccolta di materiali live e casalinghi inediti. L'anno seguente è la volta di I Hope It Lands, questa volta non più su Matador ma su Communion. L'album non e` forse non all'altezza dei momenti migliori, ma pur sempre un intrepido atto di sfida alla ragione. La produzione è la più professionale della loro carriera anche se l'eccentricità rimane quella di Mothers Of Invention, Gong e freak assortiti: A Lamb's Lullaby é una litania la cui fragile bellezza è costantemente minacciata da un violino farfugliante che vaga senza coordinate; Empty Cup é un nonsense sonico di chitarre zappiane; lo strumentale Hills è un tema per pianoforte degno di una colonna sonora mentre Elgin Miller rievoca le demenze infantili dei Residents. Stavolta i pezzi sono più canzoni che sketch. Lo humour bislacco del gruppo torna a galla semmai nei brevi interludi, nella musique concrète di The Poem, nello strimpellio impercettibile di Conrad Adrift Toward Mars, nei rumori atmosferici di Hudson Bottom Dance; spunti surreali che scorrazzano nelle lande di John Fahey, Antonio Badalamenti e Pierre Henry.Dopo un breve tour americano la band decide di abbandonare la vita on the road. Dopo quattro anni di gestazione esce finalmente Bob Dinners And Larry Noodles Present Tubby Turdner's Celebrity Avalanche, il loro lavoro più "accessibile", ma non per questo commerciale. Le canzoni, sebbene in alcuni casi più regolari e meno urticanti che in passato, rimangono sempre bizzarre e strambe specie se paragonate a quelle degli altri gruppi della scena indie americana odierna. Il pop deviante (Sno Cone, You In A Movie, '91 Dodge Van), il rock and roll dinamitardo (Another Clip), l'hard-rock demenziale (The Barker), il caos frenetico (In The Stars), il boogie dell'altro mondo (He Keeps Himself Fed) sono le cose che più si avvicinano al vecchio stile mentre la litania cacofonica di Holy Ghost e i brevi numeri eccentrici come Boob Feeler dimostrano come i Residents rimangano sempre un'influenza primaria per la band. Il bolero fantasma Everything's Impossible ed il tema surreale di El Cerrito aprono un fronte nuovo, l'equivalente del trip-hop per un gruppo di psicotici come loro. Passano gli anni ma per i TFUL282 c'è sempre un nuovo punto di partenza. Non smetteranno mai di creare melodie infantili e di farle combattere tra di loro sempre in bilico sul filo sottile della cacofonia, naturalmente. In rete: www.tful282.com, il sito ufficiale. |